Altro che primarie Giuseppe Conte punta a inglobare il Pd
Mario Lavia su Linkiesta ipotizza una strategia inedita di Giuseppe Conte che “se ne infischia altamente di ciò che chiedono gli alleati del campo largo. Va dritto per la sua strada: lavora per sé. Infatti non ci pensa minimamente a sedersi a un tavolo sui programmi, come vorrebbero Elly Schlein e Nicola Fratoianni. Con loro rapporti buoni come quelli che si hanno con il vicino di pianerottolo, poco più di un buongiorno e buonasera. L’afflato unitario si ferma qui. Il caporione del Movimento lavora al suo tour per la presentazione del libro-manifesto, il cui titolo ha un indizio importante, “Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”, dove torna quell’aggettivo – progressista – che evoca la sua grande aspirazione: diventare il leader di un nuovo partito, avversario della destra ma sganciato dal tradizionale campo della sinistra”.
Linkiesta scrive: “Una cosa che superi l’esperienza del Movimento 5 stelle («Passare dalla protesta alla proposta», lui non lo sa, ma era una formula di Giorgio Almirante) e, in prospettiva, riduca fino a inglobare il Partito democratico, o fondersi con esso. Il partito di Conte. Un contenitore nuovo, fluido, capace di cannibalizzare consensi ovunque. Non più Movimento, non ancora partito: una creatura ibrida, post-ideologica, costruita a immagine e somiglianza del suo leader. Che andrebbe oltre il trenta per cento, prendendo voti un po’ in tutte le direzioni”.





