Parigi blindata, Macron vieta il maxi raduno islamico
Ariel Piccini Warschauer.
Parigi non dorme tranquilla. Il vento di guerra che soffia dal Medio Oriente, dopo l’escalation bellica tra l’asse USA-Israele e l’Iran, è arrivato a scuotere il cuore dell’Europa. Con una decisione senza precedenti, che ha già scatenato polemiche feroci, le autorità francesi hanno annullato il 40° Raduno Annuale dei Musulmani di Francia, il maxi-evento che avrebbe dovuto richiamare migliaia di fedeli al Parco delle Esposizioni di Paris-Le Bourget dal 3 al 6 aprile.
Non è una scelta dettata dal pregiudizio, ma dalla nuda e cruda cronaca nera. La decisione è maturata nelle ore successive al fallito attentato esplosivo contro gli uffici della Bank of America a Parigi, sventato per un soffio lo scorso fine settimana. Un segnale inequivocabile: la capitale francese è tornata nel mirino.
Il Prefetto di Polizia di Parigi, Patrice Faure, è stato categorico. In un post affidato ai social, ha spiegato di aver agito su input diretto del Ministro dell’Interno, Laurent Nuñez: “Ho emesso un’ordinanza che proibisce l’evento a causa delle forti tensioni interne alla Francia e dell’elevato rischio di atti terroristici e disordini pubblici.”
La Francia, che ospita una delle comunità musulmane più numerose d’Europa, vive giorni di fibrillazione. Con le strade presidiate da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, il timore è duplice: da un lato, che il raduno potesse diventare l’obiettivo sensibile per un attentato; dall’altro, che l’assembramento potesse trasformarsi nel palcoscenico per manifestazioni di radicalismo pro-Teheran in un momento di estrema instabilità internazionale.
Dall’altra parte della barricata, la reazione è di totale chiusura. Makhlouf Mameche, a capo dell’organizzazione che da mesi preparava l’evento, ha confermato il divieto ma non intende arrendersi: è già pronto il ricorso legale. Per gli organizzatori si tratta di una limitazione della libertà di culto, ma per il governo francese la priorità è una sola: evitare che Parigi torni a bruciare o, peggio, a contare i morti.
In un’Europa che fatica a trovare una linea comune, il “modello francese” sceglie la via della fermezza. Niente sconti, niente rischi: quando la sicurezza nazionale è in gioco, anche la tradizione deve fare un passo indietro.





