Giovani risorsa sempre più scarsa per l’economia italiana
RiparteItalia si occupa dei giovani nel mondo del lavoro.
“I giovani sono una risorsa sempre più scarsa per l’economia italiana. Nel 2025 l’incidenza dei giovani (15-34enni) sulla popolazione totale è al 20,6%, in forte calo dal 25% nel 2005. Nel 2070, secondo le proiezioni Istat, scenderà al 18,6%.
Dato il declino demografico, anche la quota di popolazione in età lavorativa è destinata a ridursi in modo significativo, con una perdita di 5 milioni di unità già nel 2040.”
È quanto rileva il centro studi di Confindustria nel suo rapporto di primavera.

A lanciare l’allarme è il Centro Studi di Confindustria in un focus contenuto nelle Previsioni di primavera.
I giovani sono sempre meno e al tempo stesso restano tra i meno occupati d’Europa, con tassi di inserimento lavorativo significativamente inferiori alla media dell’Eurozona soprattutto nella fascia 15-24 anni.
Ne emerge un evidente paradosso demografico e occupazionale: meno giovani disponibili e, al contempo, meno giovani occupati.
Il numero di Neet, seppur in diminuzione, rimane tra le più elevate in Europa e ogni anno migliaia di giovani qualificati lasciano il Paese.
Le politiche adottate negli ultimi anni per fronteggiare questa emergenza si sono concentrate “sugli sgravi contributivi per le assunzioni, che intervengono prevalentemente sul costo del lavoro per le imprese senza incidere sulle determinanti strutturali della scarsa occupabilità giovanile”; inoltre, la frequente revisione e stratificazione normativa “ne ha ridotto l’efficacia, ostacolandone un’applicazione stabile e sistematica”.
Serve quindi, secondo Confindustria, un cambio di paradigma: affiancare agli incentivi alla domanda di lavoro una strategia strutturale che intervenga sul sistema formativo, che anticipi l’ingresso dei giovani nel mercato, che sostenga i loro redditi e che potenzi i servizi di orientamento e le misure di welfare attivo.
Il cambiamento demografico è strutturale: nel 2070 ci saranno 3,2 milioni di giovani in meno.
Negli ultimi vent’anni la quota di giovani sulla popolazione totale si è ridotta in modo significativo.
Nel 2005 i 15-34enni rappresentavano circa il 25% della popolazione; nel 2025 la loro incidenza è scesa al 20,6% e secondo le proiezioni Istat è destinata a diminuire ulteriormente nei prossimi decenni (al 18,6% nel 2070).
In termini assoluti, ciò implica che nel 2070 l’Italia avrà oltre 3 milioni di giovani in meno rispetto a oggi.
Si tratta di una contrazione più marcata rispetto a quella della popolazione complessiva, determinata da due dinamiche demografiche strutturali: il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione.
Ne deriva un cambiamento profondo della struttura demografica del Paese: la base su cui si fonda la futura forza lavoro si restringe e invecchia.
In questo contesto, i giovani diventano una risorsa sempre più scarsa e, proprio per questo, sempre più strategica.
Valorizzarli pienamente, rafforzando la formazione, anticipando e stabilizzando l’ingresso nel mercato del lavoro e creando condizioni attrattive per trattenerli in Italia, “diventa una priorità economica”.
In questo contesto, infatti, si inserisce la crescente mobilità internazionale dei giovani qualificati.
Tra il 2019 e il 2023 oltre 190mila giovani hanno lasciato l’Italia e circa la metà era in possesso di un titolo universitario.
Una dinamica in aumento, che riflette la ricerca di maggiori opportunità lavorative, salari più alti e migliori prospettive di carriera.
Tra i più propensi ad andare all’estero ci sono ingegneri e informatici, profili per i quali le imprese italiane segnalano crescenti difficoltà di reperimento.





