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L’avevamo detto: il rimedio al cubo nero è una inverniciatina. Ci sono arrivati anche a Roma

Sfogliamo.eu lo scrisse qualche giorno fa: una inverniciatina e il cubo bianconero avrebbe avuto un impatto meno negativo sul profilo di Firenze. Oggi si scopre che anche dal governo è questo: non la chiamano inverniciatina perché usano parole tecniche ma il significato è lo stesso. La Nazione si occupa del caso con un articolo che riferisce della discussione avvenuta alla camera dei deputati.

Il caso del “cubo nero” di Corso Italia continua a far discutere e approda anche in Parlamento, dove il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi, è intervenuto per fare chiarezza su una vicenda che da mesi anima il dibattito pubblico tra architetti, storici dell’arte, docenti universitari e politica. Al centro delle polemiche, le tre torri cubiformi realizzate in area Unesco, ritenute da molti “assolutamente incongrue e incompatibili” con il contesto urbano fiorentino. Nel corso della Commissione Cultura della Camera, rispondendo a un’interrogazione delle deputate di Forza Italia Rosaria Tassinari ed Erica Mazzetti, Mazzi ha posto l’accento sugli interventi già avviati per mitigare l’impatto visivo.

“Sono state avviate iniziative volte a migliorare la percezione visiva da lontano con adeguati accorgimenti tecnici”, ha spiegato, sottolineando come l’obiettivo sia quello di “attutire l’effetto riflettente e cangiante dei colori delle superfici dei piani alti”. Un percorso che, ha aggiunto, “è già stato avviato” e che punta al “miglioramento percettivo dell’intervento già eseguito”. Parole che segnano un passaggio importante: non si parla di demolizioni o stravolgimenti, ma di correttivi tecnici capaci di intervenire sull’impatto estetico complessivo. Una linea confermata anche dal ruolo della Soprintendenza, che – come riferito dallo stesso sottosegretario – ha analizzato nel dettaglio le caratteristiche dei materiali utilizzati. Le superfici metalliche dei piani più alti, ha ricordato Mazzi, “sono realizzate come da progetto di colore ottone brunito light brown shine e dark brown shine”. Tuttavia, la loro resa visiva cambia sensibilmente a seconda della luce: “Sono chiare e dorate al sole, appaiono più scure se in ombra e soprattutto viste da lontano virano al nero”, mentre le vetrate, pur essendo azzurre, “si percepiscono nere da lontano”.

Proprio per questo effetto ottico, ritenuto uno degli elementi più critici del progetto, la Soprintendenza ha avviato “un’iniziativa condivisa con la proprietà dell’immobile”, coinvolgendo anche il Comune di Firenze. L’obiettivo è studiare “trattamenti correttivi da definire attraverso una fase di campionatura, da applicare alle superfici più visibili, in particolare quelle che si affacciano sul Lungarno”. Un lavoro tecnico che dovrà trovare un equilibrio tra rispetto del progetto originario e necessità di ridurre l’impatto visivo.

Sul piano politico, resta però alta la tensione. La deputata forzista Erica Mazzetti ha ringraziato la Soprintendenza “per aver preso a cuore questa vicenda che è diventata un caso internazionale”, auspicando che “le modifiche annunciate vengano fatte nel minor tempo possibile”. Ma non ha risparmiato critiche: “Quello che constatiamo è che tra Comune e Regione qualcosa non ha funzionato”, ha dichiarato, lasciando intendere che le responsabilità istituzionali saranno un nodo centrale anche nei prossimi sviluppi. A pesare sul futuro del ’cubo nero’ c’è infatti anche il fronte giudiziario. È stata aperta un’indagine che vede attualmente dodici persone iscritte nel registro degli indagati con accuse che vanno dal falso all’abuso edilizio. “Aspettiamo ora le decisioni della giustizia”, ha aggiunto Mazzetti, concludendo con parole nette: “Chi ha commesso questi errori deve pagare”.

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