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L’idraulico-lottatore al cuore del potere: chi è il nuovo sceriffo di Donald

Ariel Piccini Warschauer.

Non c’è solo la politica, nei corridoi del potere americano, c’è anche la muscolarità esibita come programma di governo. L’ultimo rimpasto di Donald Trump ne è la prova plastica: fuori Kristi Noem, la fedelissima governatrice del South Dakota caduta in disgrazia per una gestione giudicata troppo “personale”, dentro Markwayne Mullin. Un uomo che nel suo curriculum vanta due titoli apparentemente distanti dalla sicurezza nazionale: idraulico e lottatore imbattuto di arti marziali miste (MMA).

Mullin, 48 anni, senatore dell’Oklahoma, nativo indiano, membro della nazione Cherokee, è il ritratto dell’America profonda che Trump ama portare in TV. Prima di approdare al Congresso, ha trasformato l’azienda di idraulica di famiglia in un impero regionale. Ma è la sua vena “combattiva” ad aver stregato il Tycoon. Mullin non è un politico che usa le parole come unica arma: nel 2023, durante un’audizione in Senato, sfidò quasi fisicamente il leader dei sindacati dei trasportatori, invitandolo a “fare i conti” seduta stante.

“Un guerriero MAGA”, lo ha definito Trump annunciando la nomina. E di un guerriero il Presidente sembra avere bisogno per gestire il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), un colosso da 260.000 dipendenti che controlla dalle frontiere alla cybersecurity, passando per la gestione dei disastri della FEMA.

Il siluramento di Kristi Noem

La nomina di Mullin arriva come un terremoto: Kristi Noem, un tempo considerata papabile vice-presidente, è stata liquidata dopo soli pochi mesi. Ufficialmente, si parla di un nuovo incarico come inviata speciale per lo “Scudo delle Americhe”, ma a Washington il segreto di Pulcinella riguarda l’insoddisfazione di Trump per una campagna pubblicitaria da 220 milioni di dollari lanciata dalla Noem: troppo incentrata sulla sua immagine, troppo poco sui risultati del dipartimento.

Un curriculum senza “Intelligence”

Le critiche dei Democratici non si sono fatte attendere. Il punto dolente è la totale mancanza di esperienza di Mullin nei settori della sicurezza nazionale o dell’intelligence. “Passare dai tubi che perdono e dai ring dell’MMA alla gestione della minaccia terroristica e dei confini nazionali è un salto nel vuoto”, sussurrano i detrattori al Senato.

Tuttavia, per la Casa Bianca, la competenza tecnica è secondaria rispetto alla visione. Mullin ha già promesso “pugno di ferro” sull’immigrazione e una riforma drastica dell’ICE (l’agenzia per l’immigrazione), allineandosi perfettamente alla retorica delle deportazioni di massa cara alla presidenza.

Il fattore “Outsider”

Con Mullin, il secondo mandato di Trump conferma la sua cifra stilistica: premiare l’estrazione anti-establishment. L’ex idraulico che ha scalato le gerarchie del potere ora si trova a capo del terzo dipartimento più grande degli Stati Uniti. Resta da vedere se la grinta mostrata sull’ottagono sarà sufficiente a domare le crisi geopolitiche e le tensioni interne di un’America sempre più polarizzata.

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