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E già c’è chi dice che è finita una stagione politica, la storia dell’uovo mangiato in… non insegna

Stefano Feltri su Appunti scrive che il referendum segna la fine di una stagione politica anche se sembra una previsione azzardata.

Lo spoglio è ancora in corso – dice – , ma il senso sembra ormai definito: alta affluenza, netta vittoria del NO alla riforma costituzionale della magistratura.

Le implicazioni immediate sono tutte politiche: ancora una volta salta una riforma costituzionale che una maggioranza parlamentare si ostina a provare a imporre per ragioni di palazzo, non per mandato popolare. Magari questa volta servirà da lezione: fate le riforme, ma non toccate la Costituzione.

Ancora una volta, come nel 2016, un referendum costituzionale sembra indicare la fine di una stagione politica: era il referendum dedicato alla memoria di Silvio Berlusconi, leader politico a lungo impunito e poi condannato in via definitiva, e ha vinto il NO. 

No a quella riforma, no anche a quella eredità di conflitto permanente tra politici in cerca di salvacondotti e magistratura che li insegue.

Era il primo pilastro delle riforme costituzionali volute dal centrodestra: a Forza Italia interessava indebolire la magistratura, a Fratelli d’Italia rafforzare l’esecutivo con il premierato, alla Lega trasferire risorse e poteri alle Regioni del Nord con l’autonomia differenziata.

Saltata la riforma della magistratura, le altre che già erano impantanate si possono dare per morte e sepolte.

Anche questa stagione finisce.

Così come finisce la stagione della apparente invincibilità di Giorgia Meloni, che è frutto di un grande equivoco: il centrodestra ha vinto nel 2022 perché lo schieramento opposto era frammentato, e con l’attuale legge elettorale prevale la coalizione più larga.

Però su quell’equivoco Meloni ha campato per una intera legislatura. Al referendum senza quorum, però, le coalizioni sono larghe per definizione, perché ci sono solo due opzioni possibili: Sì o NO.

E Meloni ha perso, cosa che può non stupire più di tanto gli osservatori italiani ma che all’estero verrà letta come la brusca interruzione di una stagione di stabilità politica in Italia.

Adesso tocca all’opposizione presentarsi come una alternativa credibile, cosa che non sono riusciti a fare negli ultimi quattro anni.

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