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C’è un prima e un dopo nella lunga e brutta battaglia referendaria

CI è un prima e c’è un dopo in questa lunga (e brutta) battaglia referendaria – scrive Alessandro De Angelis su La Stampa – Che, come sempre accade in Italia, ha esondato rispetto al tema in oggetto. Quel momento di switch è il 28 febbraio, giorno dell’attacco americano in Iran. Ne muta clima, racconto, protagonisti. Fino ad allora il palcoscenico del teatro (o, se preferite, teatrino) è occupato soprattutto dalla sfida tra magistrati. Da un lato Carlo Nordio, colui una volta si atteggiava a una sorta di Cesare Beccaria della Laguna. Da guardasigilli, è diventato un campione del singolare giustizialismo anti-giudici della destra nostrana. Dall’altro Nicola Gratteri, il pm dai modi spicci e dalle manette facili, peraltro molto stimato anche a destra. Breve flashback: Nordio, come prima uscita dopo il giuramento da ministro, andò proprio a Catanzaro, dove si inaugurava la nuova sede della procura. Fu tutto uno sperticarsi di lodi verso l’altro: «Gratteri ha fatto un miracolo». Avete capito bene. Il duello Nordio-Gratteri è anche la storia di un “arruolamento” mancato. Poi diventa davvero uno spettacolo. L’unico filo che li lega ancora è la scarsa dimestichezza col mezzo mediatico.

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