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L’Ulivo prodiano si squaglia, per il Sì anche l’avvocato di Rosy Bindi e il fondatore di Qualivita

L’Ulivo prodiano sparpagliato alla prova del Referendum. Romano Prodi voterà “No”. Ma molti altri, protagonisti di quella stagione politica hanno deciso di supportare la riforma della Giustizia, rivendicando la coerenza della propria scelta.

Paolo De Castro è stato europarlamentare Pd, ministro con D’Alema e poi con Prodi e fondatore a Siena di Qaulivita. Dice al Foglio: “Voto Sì. E’ un’occasione storica”. Anche Andrea Papini, descritto nelle cronache di allora come prodiano di stretta osservanza e responsabile del programma dell’Unione, è favorevole alla legge Nordio: “Per riequilibrare accusa e difesa. E’ sempre stata la mia linea”. E poi c’è Marina Magistrelli, senatrice con l’Ulivo, prima ancora coordinatrice del movimento di Prodi. Perché vota sì? “Perché ci vivo dentro, faccio l’avvocato e vedo come sono se le relazioni all’interno delle procure”. E’ anche avvocato di Rosy Bindi, portabandiera del No. Insieme sono state impegnate nell’Azione Cattolica.

Paolo De Castro, presidente di Nomisma, dice al Foglio: “Sono fedele alla scelte che come Pd abbiamo fatto tempo fa. E le ragioni sono semplici”. Quali sono? “Ritengo che sia importante avere un giudice terzo e per questo sono favorevole alla separazione delle carriere, oltre che all’istituzione dell’Alta corte per avere la possibilità che anche i magistrati siano giudicati, come tutti, per il loro lavoro”. Una proposta che in passato hanno avanzato anche esponenti del Nazareno. “Io non ho cambiato idea”, dice ancora De Castro, che oggi non ha più tessere di partito ma resta comunque legato alla sua area politica. “Non ho cambiato casacca – aggiunge prima di salutarci – chi vota No, lo fa per dare un segnale contro Giorgia Meloni ma così perdiamo un’occasione storica”.

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