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Veleni a Windsor, se il tè diventa fiele

Ariel Piccini Warschauer.

Ah, la magia di un tè a Kensington Palace! Porcellane finissime, il vapore che danza sopra l’Earl Grey e quel silenzio cerimonioso che dovrebbe preludere alla pace. E invece, a quanto ci racconta l’implacabile Tom Bower nel suo ultimo volume, Trahison, quel rinfresco del 2018 tra i cosiddetti “Fab Four” si è trasformato in un duello rusticano degno di una taverna dell’East End, più che di un salotto reale.

Immaginate la scena: da una parte William, l’erede al trono, l’incarnazione del dovere e di una flemma che iniziava a scricchiolare; dall’altra Meghan, l’attrice californiana convinta che Buckingham Palace fosse un set della Paramount. Basta un dito puntato di troppo, un gesto di stizza di William, ed ecco che la Duchessa esplode: “Togli quel dito dalla mia faccia!”. Un crack fragoroso che rompe non solo l’etichetta, ma l’illusione di una famiglia unita.

Il sospetto sotto la corona

Ma non illudiamoci, il problema non era solo un dito puntato. Il cuore della questione è molto più antico e, se vogliamo, terribilmente shakespeariano. William e Kate, che di Windsor conoscono ogni segreto e ogni trappola, avevano fiutato il pericolo fin dal primo istante. Per loro, Meghan non era la boccata d’aria fresca descritta dai tabloid progressisti, ma una vera e propria “minaccia” all’istituzione.

Vedevano in lei una donna ambiziosa, insofferente al ruolo di comprimaria. Kate, la perfetta “Reginetta in attesa”, non poteva che guardare con sospetto quella cognata che sembrava deplorare le scarse possibilità di Harry di cingere la corona. E Harry? Il “Principe cadetto”, fragile e segnato da un passato di eccessi e dolori mai del tutto sopiti, è caduto – secondo le malelingue di Palazzo – sotto una sorta di incantesimo. Persino la Regina Camilla, di solito maestra di diplomazia, si sarebbe lasciata sfuggire una frase lapidaria con un’amica: “Meghan ha fatto il lavaggio del cervello al povero Harry”.

Un Principe in esilio e l’ombra del declino

Il ritratto che emerge dalle pagine di Bower è quello di un Harry isolato, un uomo che ha cambiato numero di telefono per non sentire la famiglia, consumato da una “sete di vendetta” che sembra avergli tolto il sorriso scanzonato di un tempo. Oggi, nella dorata ma forse malinconica California, Harry trema. Teme che il fratello, una volta Re, possa non solo togliergli i titoli, ma cancellarlo definitivamente dalla geografia del Regno.

E Meghan? L’autore è cinico: la vede distante, presente solo quando i riflettori brillano abbastanza da nutrire la sua immagine e un ego smisurato. Persino gli Invictus Games, la creatura più cara al cuore di Harry, rischiano di trasformarsi in un “Harry & Meghan Show” dai gradini vuoti, dove i veterani sembrano comparse di un set cinematografico piuttosto che eroi da onorare.

L’ultima spiaggia: Birmingham 2027

La domanda che corre lungo il Mall è una sola: ci sarà mai un ritorno? Bower indica negli Invictus Games del 2027 a Birmingham l’ultima fermata. Ma con un Re Carlo che deve bilanciare gli affetti paterni con il rigore del trono, e un William che non sembra intenzionato a porgere l’altra guancia, la strada della riconciliazione appare più stretta di un vicolo della City nelle ore di punta.

In questa commedia umana, o forse tragedia reale, una cosa è certa: a Londra il tè è ancora caldo, ma l’accoglienza per i Sussex, temo, resterà gelida ancora per molto tempo.

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