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Teheran getta la maschera, caccia all’uomo contro ebrei e israeliani

Ariel Piccini Warschauer.

Teheran ha rotto gli indugi. Non ci sono più i “proxy”, non ci sono più gli alleati regionali, non c’è più quella sottile (e ipocrita) diplomazia del terrore che serviva a nascondere la mano dopo aver lanciato la pietra. Oggi l’Iran colpisce nel mucchio, direttamente, con una ferocia che il Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano (NSC) definisce «senza precedenti». L’ordine partito dai palazzi del potere degli ayatollah è chiaro: colpire gli israeliani ovunque si trovino, in ogni angolo del globo, usando qualsiasi mezzo, anche il più «sporco».

Dopo aver subito smacchi d’intelligence umilianti e aver visto i propri vertici militari decimati, il regime di Khamenei junior ha deciso di giocare la carta della disperazione. «Sentono di non avere più nulla da perdere», rivela un alto funzionario dell’NSC. La nuova parola d’ordine è «rimozione dei freni e colpire in modo indiscriminato». Se prima ci si affidava a cellule strutturate per mantenere una parvenza di legittimità a livello internazionale, ora la rete del terrore si allarga a chiunque sia disposto a sporcarsi le mani: mercenari, cartelli della droga, criminali comuni e terroristi sciiti azeri o afghani. Una “legione straniera” del crimine arruolata per seminare il panico tra i turisti e i cittadini dello Stato ebraico.

L’allerta è massima. Il governo israeliano ha innalzato i livelli di guardia per mete un tempo considerate sicure o quantomeno neutrali: Armenia, Azerbaigian e Georgia sono ora nell’occhio del ciclone per la loro pericolosa vicinanza geografica ai confini della Repubblica Islamica dell’ Iran. Ma il pericolo corre sui fili di tutto il mondo, dagli Emirati Arabi fino alle capitali europee.

Secondo fonti della sicurezza israeliana, alcuni dei recenti “incidenti” occorsi in Iran riguardavano proprio figure chiave che stavano pianificando stragi all’estero. La loro eliminazione da parte dell’aviazione israeliana ha mandato in corto circuito il comando e controllo di diverse operazioni, ma la minaccia resta comunque altissima. Il regime è descritto come «affamato di sangue», e pronto a scatenare la violenza pur di lavare l’onta dei propri fallimenti interni.

«Nascondete l’identità»: l’appello agli israeliani

Il consiglio per chi viaggia è di quelli che colpiscono allo stomaco: diventare invisibili. «Un israeliano un ebreo, ovunque sia, deve usare una cautela doppia», ammonisce il funzionario. Le indicazioni sono drastiche: Evitare i luoghi simbolo; niente ristoranti kosher, niente sinagoghe, niente centri Chabad.

Cancellare i segni distintivi: Nascondere qualsiasi riferimento allo Stato d’Israele o alla fede ebraica. 

Il pericolo dei “lupi solitari”: Non ci sono solo i sicari di Teheran; c’è l’ombra lunga dell’antisemitismo globale che arma la mano del «pazzo di turno» pronto a colpire sull’onda dell’odio politico o del fanatismo religioso fomentato dai social e dalle fatwa.

Israele non arretra, ma il messaggio è inequivocabile: la caccia è aperta e il nemico non ha più regole. La parola d’ordine è sopravvivere e dissimulare in attesa che il braccio lungo di Gerusalemme torni a ristabilire l’ordine nel vicino Oriente. 

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