L’ombra di Epstein tra Palio, Monte dei Paschi e viaggi in Toscana
Ariel Piccini Warschauer.
Non era solo il “turismo dei miliardari”. Dietro i soggiorni di Jeffrey Epstein tra le colline del Chianti e i palchi di Piazza del Campo si nascondeva una trama di relazioni che intrecciava l’alta finanza, la politica populista e il fascino magnetico di Siena. Mentre il mondo analizza i 3,5 milioni di file rilasciati dal Dipartimento di Giustizia statunitense (DoJ) sotto l’Epstein Files Transparency Act, emerge con chiarezza che il “finanziere del male” non considerava la Toscana solo una cartolina, ma una scacchiera strategica.
La “traccia” del 2015: Epstein e la vittoria della Selva
Il legame fisico con la città è scolpito in una mail dell’agosto 2015. Epstein, comunicando con la sua cerchia ristretta, conferma di essere a Siena per i giorni del Palio. Era l’anno in cui la Selva trionfava con Polonski e Giovanni Atzeni. Ma cosa cercava Epstein tra la folla di Piazza del Campo? Secondo le analisi del Guardian, Epstein utilizzava questi eventi iconici per il suo “soft networking”: incontri apparentemente casuali con l’establishment mondiale che, proprio in agosto, si ritrova nelle tenute della cosiddetta Chiantishire.
Il “Piano B” per il Monte dei Paschi
L’elemento più inquietante per la nostra città emerge però da una chat del 2018 con Steve Bannon, l’ideologo della nuova destra americana allora molto vicino ai vertici del governo italiano. Nel discutere della situazione economica dell’Eurozona, Epstein punta il dito verso Rocca Salimbeni.
Definisce il Monte dei Paschi come la «banca più antica del mondo ancora in attività» e aggiunge una frase che oggi, alla luce dei documenti del DoJ, assume una luce sinistra: «È il posto migliore per un re-do (un rifacimento)».
Gli esperti finanziari che hanno visionato i file per il New York Times ipotizzano che Epstein, sempre a caccia di asset in crisi ma dal prestigio immenso, stesse valutando un’operazione speculativa su Banca Mps, magari sfruttando i suoi agganci politici per accreditarsi come “salvatore” o mediatore internazionale in un momento di estrema fragilità dell’istituto.
Toscana, hub del “Lolita Express”
I registri di volo confermano che la regione era una tappa frequente. Gli aeroporti di Pisa e Firenze compaiono ripetutamente nei piani di volo dei jet privati collegati alla galassia Epstein. Da lì, il miliardario si spostava verso residenze blindate, spesso prestate da amici compiacenti o affittate sotto prestanome, dove il networking con politici e accademici proseguiva lontano da occhi indiscreti.
Il nome “Siena” e l’ossessione per il prestigio
C’è poi un dettaglio intimo che lega Epstein alla nostra terra: la scelta del nome Sienaper una delle sue nipoti. Non una semplice coincidenza, secondo chi ha studiato i suoi diari: Epstein era ossessionato dai simboli del potere duraturo e della nobiltà europea. Siena, con la sua storia millenaria e la sua banca-monumento, rappresentava per lui il vertice di quell’estetica del potere che cercava disperatamente di abitare.
Le domande aperte
Se la stampa internazionale ha iniziato a unire i puntini, a livello locale restano molti interrogativi. Chi ha ospitato Epstein nelle sue visite senesi? Quali esponenti della finanza locale sono entrati in contatto con lui durante i giorni del Palio? L’operazione trasparenza del governo USA ha appena scoperchiato il vaso di Pandora.





