Elisabeth, 11 anni, libera dopo un mese di cella Nel cuore polveroso del Texas
Ariel Piccini Warschauer.
La libertà, per Elizabeth Zuna Caisaguano, ha il sapore amaro di un mese perduto tra le recinzioni di Dilley, nel cuore polveroso del Texas. Undici anni, studentessa di quinta elementare nel quartiere di Columbia Heights, Elizabeth è tornata a riabbracciare il padre martedì sera, dopo essere stata prelevata dagli agenti federali il 6 gennaio scorso mentre andava a scuola. Un arresto “esemplare” nell’ambito della stretta sull’immigrazione voluta dall’amministrazione Trump, che in Minnesota ha assunto i contorni muscolari della cosiddetta «Operazione Metro Surge».
Una bambina tra i «criminali»
Mentre la Casa Bianca diffonde cifre trionfali – parlando di «oltre 4.000 immigrati pericolosi con precedenti penali già arrestati» – la storia di Elizabeth racconta una realtà differente. La bambina e sua madre, originarie dell’Ecuador, non hanno precedenti. Al contrario, come confermato dai legali e dalle autorità scolastiche, la famiglia ha una richiesta di asilo regolarmente attiva.
Elizabeth è una delle centinaia di minori trattenuti nel centro di detenzione per famiglie di Dilley, una struttura finita al centro di un’ondata di indignazione non solo per la privazione della libertà dei più piccoli, ma anche per l’emergenza sanitaria: i funzionari federali hanno infatti confermato un focolaio di morbillo all’interno del centro, mettendo a rischio la salute di bambini già provati psicologicamente.
«Gli studenti non mancano più da scuola perché sono malati, ma perché hanno paura di essere deportati», racconta Tracy Xiong, assistente sociale della scuola di Elizabeth. «Ci chiedono come affrontare il trauma di vedere i loro amici portati via in modo violento dall’Ice».
La vicenda ha scosso profondamente la comunità cattolica locale. L’arcivescovo di Saint Paul e Minneapolis, monsignor Bernard A. Hebda, ha denunciato un clima di terrore che sta svuotando le parrocchie: «Molte famiglie, anche con i documenti in regola, si chiudono in casa per paura. La partecipazione alla Messa è crollata perché i fedeli temono che i luoghi di culto siano sorvegliati e vengano presi d’assalto dai federali».
I vescovi del Minnesota, attraverso la Minnesota Catholic Conference, sono tornati a chiedere una riforma umana dell’immigrazione, ribadendo che la dignità della persona non può essere sacrificata sull’altare della sicurezza pubblica.
Proprio ieri, il responsabile operativo dell’ ICE, Tom Homan ha annunciato il ritiro di 700 agenti federali da Minneapolis, motivando la scelta con il successo dell’operazione. Tuttavia, i dati indipendenti sollevano grossi dubbi: secondo alcune analisi, oltre la metà degli arrestati in Minnesota non avrebbe alcuna condanna penale pregressa negli Stati Uniti.
Per la piccola Elizabeth, ora, inizia il cammino più difficile: guarire dal trauma della deportazione e tornare a essere solo una bambina che ama leggere, lontano dalle ombre di una giustizia che, per un mese, ha confuso la sua innocenza con una minaccia alla sicurezza nazionale.





