I liberal nordisti della Lega presentano il conto a Salvini
“Con l’addio di Roberto Vannacci, la Lega nazionale, la Lega Salvini premier, perde di fatto la sponda a destra. E potrebbe perdere, soprattutto, 530 mila voti, un 2 per cento che alle europee ha consentito di rimanere in orbita 8 per cento, come alle politiche. Così Salvini ha scavallato il congresso di aprile. Ora però pagherà pegno” scrive Alfonso Raimo su Huffington Post.
“I liberal-nordisti non vogliono fare i convitati di pietra. Luca Zaia, Riccardo Molinari, Massimiliano Romeo, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, il nucleo della Lega old style, preme per un cambio di passo. Non è un caso che quando manca un’ora al consiglio federale dell’addio, Riccardo Molinari in aula, parlando degli scontri di Torino, dà il benservito a Vannacci, taglia i ponti prima che qualcuno pensi a ricostruirli in extremis. “Faccio autocritica: è necessario che anche dalla parte nostra ci sia il coraggio di tagliare ogni tipo di rapporto con chi, con parole, azioni, simbologie, si riconnette a ideologie violente e sconfitte dalla storia del passato”. Addio X Mas, Molinari richiama il manifesto della Lega liberal scritto da Luca Zaia. Salvini, in quanto segretario, esce acciaccato. A Montecitorio ricordano gli addii in questa legislatura: Minardo, Bellomo, Bergamini, Pierro. Se usciranno, come accreditano i boatos di Palazzo, anche Sasso, Ziello e Furgiuele saranno sette i deputati passati ad altri lidi, e la Lega il partito con più emorragie a un anno e mezzo dalle elezioni. Di più, con l’addio di Vannacci, la Lega nazionale, il progetto che segna la segreteria di Salvini, subisce un bello smacco. A difenderla restano il vicesegretario Claudio Durigon nel Lazio, Roberto Marti in Puglia, Gianpiero Zinzi in Campania, Luca Sammartino in Sicilia, “i democristiani” li chiamano nel partito” aggiunge.





