Alta tensione nel Golfo Persico, caccia Usa abbatte drone iraniano
Ariel Piccini Warschauer.
Un’ombra metallica che si avvicina troppo alla sagoma imponente della USS Abraham Lincoln, il rombo di un F-35C che si alza in volo e, in pochi istanti, il fuoco che chiude il contatto. L’incidente avvenuto nelle scorse ore nel Mar Arabico ha riportato i battiti del Medio Oriente a un ritmo cardiaco da crisi profonda, ma con un paradosso diplomatico raro: nonostante l’abbattimento del drone iraniano da parte degli Stati Uniti, il filo del dialogo non si spezza.
Il contatto ravvicinato
Secondo la ricostruzione del Comando Centrale americano (Centcom), il velivolo senza pilota di Teheran avrebbe agito con modalità «aggressiva», puntando direttamente verso la portaerei Lincoln. «Il caccia ha agito per autodifesa e per proteggere il personale a bordo», ha dichiarato il capitano Tim Hawkins. Una versione diametralmente opposta a quella fornita dai media semi-ufficiali iraniani, come l’agenzia Fars, secondo cui il drone stava semplicemente completando una «missione di sorveglianza in acque internazionali».
La Casa Bianca sceglie il “doppio binario”
Nonostante l’odore di polvere da sparo, la Casa Bianca ha immediatamente gettato acqua sul fuoco delle speculazioni. Washington ha confermato che i colloqui con l’Iran, programmati per questa settimana, si terranno regolarmente. È la strategia del “doppio binario”: fermezza militare sul campo, pragmatismo assoluto al tavolo delle trattative. L’obiettivo resta quello di evitare che un incidente tattico si trasformi in un conflitto regionale aperto.
Il ruolo dei mediatori: Ankara e Roma
In questo scenario di equilibri precari, la Turchia di Recep Tayyip Erdogan si è riproposta ufficialmente come ponte tra le due sponde del Golfo. «Siamo pronti a mediare per allentare le tensioni», ha dichiarato il leader turco al quotidiano Asharq al-Awsat, ribadendo la storica opposizione di Ankara a qualsiasi opzione militare contro Teheran.
Un’iniziativa che ha trovato immediata sponda in Italia. Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso il pieno sostegno del Governo italiano al lavoro di Ankara:
«Dobbiamo lavorare contro una nuova escalation, creare le condizioni per un negoziato efficace. L’Iran deve collaborare con l’Aiea nello spirito dell’accordo del Cairo: gli ispettori devono tornare nei siti nucleari»
Verso un equilibrio fragile
La partita ora si sposta sui tavoli diplomatici. La richiesta della comunità internazionale è chiara: trasparenza sul programma nucleare iraniano in cambio di una stabilità che consenta di decongestionare le rotte marittime, oggi più che mai teatro di una “guerra fredda” di droni e provocazioni. Se il dialogo di questa settimana dovesse produrre risultati tangibili, l’abbattimento sulla Lincoln verrebbe archiviato come l’ennesimo “test di nervi” di una regione che non conosce pace.





