Ceuta sotto assedio, l’inferno alle porte d’Europa
Ariel Piccini Warschauer.
L’Europa incassa l’ennesimo colpo e l’ennesimo fallimento sul fronte della sicurezza e del controllo dei confini. Le enclave spagnole in Nordafrica, Ceuta e Melilla, sono precipitate in un vero e proprio stato d’assedio: in appena ventiquattr’ore oltre 49mila immigrati clandestini hanno travolto la linea di confine a Ceuta, approfittando della falla nei controlli e trasformando la frontiera in una vera e propria polveriera.
Un’invasione di proporzioni inedite che equivale al tragitto forzato di una massa pari a più della metà degli abitanti dell’intera enclave. Il bilancio di questa giornata di follia è pesante: almeno 18 morti, la maggior parte annegati nel tentativo di raggiungere le spiagge a nuoto o travolti nei disordini, e decine di feriti tra le forze di sicurezza.
Ciò che si è consumato lungo le barriere del Tarajal ha tutti i contorni di una guerriglia. Gruppi massicci di clandestini hanno dato vita a violentissimi scontri con le forze dell’ordine spagnole e marocchine: lanci di pietre, assalti coordinati alle reti metalliche e tentativi di sfondamento via terra nella zona industriale. Centinaia di persone si sono precipitate in mare per aggirare i moli e toccare suolo spagnolo, incuranti delle correnti e mettendo a dura prova i soccorsi. Tra gli immigrati si contano anche migliaia di minori, destinati a gravare su un sistema d’accoglienza (quello spagnolo), già al collasso.
La furia degli assalti non ha risparmiato la vicina Melilla, dove l’ingresso di circa 400 immigrati riusciti a varcare le recinzioni ha spinto le autorità locali a prendere una decisione drastica: la chiusura totale e immediata della frontiera. Le enclave sono di fatto blindate e isolate dal resto del territorio africano.
Di fronte a una breccia di queste dimensioni, la reazione di Madrid non si è fatta attendere. Il premier Pedro Sánchez ha dovuto sospendere la propria agenda per recarsi d’urgenza sul posto, schierando i reparti dell’esercito e promettendo “pugno di ferro” per ripristinare la legalità e la sicurezza nazionale.
Tuttavia, l’emergenza di queste ore ripropone la fragilità delle frontiere esterne dell’Unione Europea. Il lassismo delle politiche di ripartizione e l’incapacità di Bruxelles di blindare i confini sud continuano a trasformare la Spagna e gli Stati di frontiera nel ventre molle del continente, lasciando le forze dell’ordine sole a fronteggiare la pressione d’urto del traffico d’uomini che a questo punto, sembra programmato e agevolato dalle autorità marocchine.





