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Lo Stato fatica a prevenire e reprimere i gravi episodi di violenza come quelli di Bologna e Val di Susa

Antonio Polito sul Corriere della Sera critica la polarizzazione politica sui temi della sicurezza, dove il centrodestra tende a schierarsi con le forze dell’ordine e contro la magistratura, mentre la sinistra difende i magistrati e guarda con sospetto all’operato della polizia. Secondo l’autore, casi come quello del gioielliere condannato per duplice omicidio e della morte di un cittadino marocchino dopo una colluttazione con agenti a Bologna mostrano il rischio di dividere gli apparati dello Stato in “buoni” e “cattivi”, indebolendo la capacità dello Stato di contrastare la criminalità. Polito sottolinea come, dopo gravi episodi di violenza come gli scontri in Val di Susa e a Bologna, il bilancio giudiziario appaia modesto: pochi fermati e pochi indagati. Il problema, sostiene, è che lo Stato nel suo complesso fatica a prevenire e reprimere efficacemente queste manifestazioni di violenza. L’autore richiama inoltre le parole dell’ex pm Antonio Rinaudo, che anni fa propose di contestare il reato di terrorismo ai gruppi violenti No Tav senza essere seguito dalla magistratura. Ricorda poi la dichiarazione dello storico leader No Tav Guido Fissore, secondo cui non esisterebbe una distinzione tra manifestanti pacifici e violenti, perché tutti condividono la responsabilità delle azioni compiute. Polito critica anche chi invoca “giustizia” nelle piazze anziché nei tribunali, come avvenuto dopo i fatti di Bologna, osservando che così si rischia di trasformare la giustizia in vendetta. Allo stesso modo giudica fuorviante contestare il ruolo della polizia nelle indagini, dimenticando che queste sono dirette dalla magistratura. La conclusione è un appello alle forze democratiche affinché ricostruiscano fiducia nelle istituzioni e nel monopolio statale dell’uso legittimo della forza. Per Polito, il vero pericolo per la democrazia è l’impunità: quando i cittadini percepiscono che la legge non è uguale per tutti, cresce la tentazione di affidarsi a soluzioni autoritarie.

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