Tensioni in Medio Oriente: Teheran alza il tiro e minaccia Usa, Europa e Israele
Ariel Piccini Warschauer.
Le tensioni tra l’Iran e il blocco occidentale toccano un nuovo punto di non ritorno. Da Teheran arrivano minacce durissime che prendono di mira non solo gli storici avversari americani e israeliani, ma allargano lo spettro delle minacce anche al continente europeo, mentre la leadership iraniana rinsalda l’asse con il Libano e la galassia dei proxy regionali.
A tracciare la linea della violenza è stato il vicepresidente del Parlamento iraniano, Ali Nikzad, con parole d’odio e dai toni bellicosi. “L’Iran è pronto a punire severamente e in modo deplorevole il nemico israelo-americano, qualora si rendesse protagonista di azioni rischiose”, ha dichiarato Nikzad. Il parlamentare si è rivolto direttamente alla popolazione statunitense, lanciando un monito inquietante: “Il popolo americano dovrebbe tenere a freno il suo crudele presidente, prima che i soldati americani tornino a casa nelle loro bare colme di sangue”.
Riferendosi alla cruciale rotta navale dello Stretto di Hormuz, Nikzad ha assicurato che l’assetto strategico “non tornerà mai più alle condizioni precedenti agli attacchi statunitensi”, invitando la Casa Bianca a ritirare le proprie truppe prima di incorrere in una sconfitta disastrosa. Ma l’affondo iraniano non si è fermato a Washington e Tel Aviv. Rilanciato dall’agenzia Tasnim, Nikzad ha lanciato un chiaro avvertimento anche ai governi europei: “Abbiamo tollerato il sabotaggio dei governi europei negli ultimi anni. Li avvertiamo, in particolare il nuovo governo e il parlamento britannico, la Bulgaria e l’Ucraina, di non fare il gioco dell’America e di astenersi dall’intraprendere azioni che non li riguardano”.
Parallelamente alla retorica contro l’Occidente, da Teheran giungono direttive strategiche per il fronte della “resistenza”. In un messaggio diffuso via Telegram e indirizzato ai vertici di Hezbollah, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha confermato che il sostegno della Repubblica Islamica al movimento sciita libanese rimane una priorità incrollabile.
“In Libano non resta altra via se non il jihad e la resistenza”, si legge nella lettera inviata al segretario generale del gruppo libanese. Khamenei ha sottolineato che la perseveranza lungo questo percorso porterà a una “vittoria divina”, definendo la condotta di Hezbollah come “un messaggio di ispirazione”. La Guida Suprema ha poi dettato le condizioni irrinunciabili per un eventuale cessate il fuoco nella regione: la tutela dell’integrità territoriale del Libano e la garanzia di una fine “completa e incondizionata” delle operazioni militari israeliane.





