#RADAR #ULTIME NOTIZIE

Dopo l’attentato di Berlino, se la sinistra dimentica i nemici dei diritti

Ariel Piccini Warschauer.

C’è un virus sottile che da anni colpisce il dibattito pubblico occidentale ed è la deliberata cecità ideologica. Un’amnesia selettiva che colpisce con precisione chirurgica proprio coloro che di professione si proclamano custodi dei “diritti civili”, salvo poi girarsi dall’altra parte quando quei medesimi diritti vengono calpestati non da presunti “fantasmi del passato”, vedi il fascismo tanto evocato da politici e manifestanti di sinistra, ma da minacce reali, concrete e quotidiane.

Guardando quanto accade nelle piazze europee e nei cortei del cosiddetto “attivismo fluido”, il cortocircuito è ormai sotto gli occhi di tutti. Si riempiono le piazze di bandiere (quella palestinese), slogan e parole d’ordine proPal, prese in prestito dalla propaganda anti-occidentale, mentre si stende un velo di pietoso silenzio su chi, nei fatti e nelle leggi, punisce con la sharia, l’omosessualità se va bene con il carcere, altrimenti con le frustate o la pena di morte.

È il paradosso supremo della narrazione woke: si dipinge l’Occidente — l’unico luogo della Terra dove le minoranze godono di tutele giuridiche e libertà individuali mai viste prima d’ora nella storia — come il regno dell’oppressione e dell’”odio sistemico”. Contemporaneamente, si manifesta una singolare, quasi imbarazzante simpatia verso il fondamentalismo religioso e l’estremismo islamico che nulla c’entra con la cultura Occidentale, che della distruzione di quelle libertà hanno fatto una bandiera ideologica e teocratica.

Come si può rivendicare l’autodeterminazione individuale e poi sfilare accanto ai simboli di regimi e movimenti che non concederebbero nemmeno un minuto di agibilità democratica a chiunque non si allinei al loro dogma? È la contraddizione di una sinistra che ha barattato il rigore dell’analisi con il conformismo dell’alleanza di comodo. Un’alleanza surreale in cui la difesa delle minoranze viene sacrificata sull’altare del terzomondismo d’insegna, pur di non spezzare il fronte comune contro la civiltà liberale e le sue radici che ha garantito progresso e benessere.

Ma la realtà, per quanto si tenti di rimuoverla o di camuffarla sotto la patina della retorica, presenta sempre il conto. Le cronache delle nostre città e dei Paesi dell’Europa centrale ce lo ricordano quotidianamente: l’intolleranza crescente e l’aumento delle aggressioni islamiste nei confronti di donne e minoranze non nascono dal vuoto, ma dal radicarsi di subculture oscurantiste che rifiutano l’integrazione e disprezzano il modello di vita occidentale.

Continuare a far finta di niente, per paura di essere etichettati o di infrangere i dogmi del politicamente corretto, non è solo una forma di codardia intellettuale. È un tradimento vero e proprio verso chi in quelle libertà ci crede davvero. Se si vuole difendere la dignità e la sicurezza delle persone, bisogna ritrovare la forza di chiamare le cose con il loro nome, smettendo di concedere sconti ideologici a chi vorrebbe riportare le lancette della storia indietro di secoli, pena il radicalizzarsi di una subcultura aliena alla civiltà europea. 

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti