L’università per stranieri di Siena rinnova una lunga tradizione che si deve alla lungimiranza di Mauro Barni
L’università per stranieri di Siena rinnova una tradizione che va avanti da un secolo. Si è aperta l’annata di quella Scuola, diretta da Giulio Pepi, e trasformata in università da Mauro Barni, una figura prestigiosa che meriterebbe di essere ricordata anche in quelle aule. Se oggi Tomaso Montanari (nella foto) è rettore lo deve alla lungimiranza e alla competenza di Mauro Barni.
Montanari nel suo intervento ha voluto lanciare un messaggio che va oltre l’insegnamento della lingua italiana, legando l’esperienza di studio a un’idea di apertura e convivenza tra i popoli: “Quello che dirò alle ragazze e ai ragazzi che arrivano da tutto il mondo è che forse non lo sanno, ma sono in cura: viaggiare, studiare altre lingue e conoscere altre culture è una terapia – ha affermato il rettore, citando Miguel de Unamuno -. La cura per il fascismo è la lettura e la cura per il razzismo sono i viaggi. Noi crediamo che questa conoscenza reciproca fra culture sia esattamente ciò di cui ha bisogno un mondo che sembra parlare soltanto di odio, guerra e contrapposizioni identitarie. Qui si impara che esiste un’unica identità, quella umana”.
Montanari ha poi rivendicato il valore universale della lingua italiana, intervenendo anche nel dibattito contemporaneo sull’identità nazionale e sull’immigrazione: “L’italiano è una lingua di pace e di apertura. Chi lo studia non lo fa per una potenza militare o economica, ma per la nostra cultura, per il nostro patrimonio e per la bellezza del Paese. La Costituzione ci dice che l’identità nazionale si fonda sulla cultura e sul paesaggio, non sul sangue. Tutti possono diventare italiani e italiane“.





