Mettersi alla stanga e stare al solco
Stefano Bisi.
Su Sienapost, Ivano Zeppi commenta un articolo di sfogliamo.eu sull’invito di Gianni Porcellotti (Siena Sostenibile) che scriveva che “il consiglio comunale è oramai diventato il set della commedia di basso profilo ‘il Grand Hotel del centrodestra’ e ci auguriamo e pretendiamo che torni a rappresentare l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo in grado di rappresentare i cittadini e decidere le regole fondamentali per la vita della città. Il lavoro non manca”. Nel commento scrivevo, citando Alcide De Gasperi, che se il lavoro non manca occorre mettersi alla stanga e, aggiungo, stando al solco. Zeppi domanda al centrosinistra: “Stare nel solco proprio o costruire un solco comune?”.
La frase “mettersi alla stanga” venne pronunciata dal leader democristiano nel 1949 a Venezia al congresso nazionale del partito dopo l’intervento di Giuseppe Dossetti che, dopo aver riconosciuto i risultati positivi ottenuti dal governo chiese che fosse compresa “l’ansia di coloro che desiderano esser il pungolo per quello che c’è ancora da fare”. De Gasperi replicò riconoscendo a sua volta che ogni governo ha bisogno di uno stimolo, ma che la parola pungolo non gli piaceva perché gli ricordava i buoi. E, in modo polemico, proseguiva: “Io posso anche accettare il pungolo, ma alla condizione che quelli che stanno pungolando scendano dal carro e si mettano alla stanga”. Anche a chi criticava spettava il dovere di trainare il carro. Dossetti ci rimase male e qualche tempo dopo lasciò la politica per diventare prete e ritirarsi in convento. A Monteroni d’Arbia gli intitolarono una via al tempo del sindaco Massimo Bernazzi, ma don Giuseppe, che trovai in un monastero sopra Bologna, era vivo e in salute e il nome della strada venne sostituito.
Anche Porcellotti, insieme alle forze del centrosinistra, ai laici e ai riformisti, può mettersi alla stanga e stare al solco che significa darsi regole, definire un metodo di lavoro condiviso. Ma lo stesso ragionamento vale per le litigiose anime del centrodestra che governano a Roma e a Siena. Hanno molto da lavorare, ma stare al solco anche per loro non è facile.





