L’Idf demolisce un maxi-tunnel di Hezbollah nel sud del Libano
Ariel Piccini Warschauer.
Un’articolata rete sotterranea, progettata per resistere ai bombardamenti aerei più pesanti e trasformata in una vera e propria base d’attacco a ridosso del confine israeliano. Nella notte tra domenica e lunedì, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno completato la demolizione controllata di un maxi-tunnel strategico di Hezbollah lungo duecento metri e situato a oltre 25 metri di profondità nel settore meridionale del Libano, a ridosso del villaggio di Majdal Zoun.
L’annuncio ufficiale è arrivato attraverso una nota congiunta firmata dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu e dal Ministro della Difesa Israel Katz, i quali hanno sottolineato come l’operazione sia l’esito di una complessa e rischiosa operazione di terra. L’avamposto sotterraneo, infatti, non era vulnerabile alle incursioni dell’aviazione: per neutralizzarlo, l’esercito israeliano è stato costretto a pianificare un’incursione nei cunicoli, conquistando la struttura metro dopo metro prima di poter piazzare le cariche esplosive per il collasso definitivo della struttura fortificata.
I dettagli operativi diffusi dal comando militare specificano che la missione è stata portata a termine dagli uomini della 551ª Brigata, supportati sul campo dagli specialisti del genio d’assalto dell’unità d’élite Yahalom. Il blitz all’interno del sistema sotterraneo era scattato già nei primi giorni di giugno, dando il via a una serie di feroci scontri a fuoco in ambienti confinati. Secondo i dati forniti da Tel Aviv, nei combattimenti ravvicinati all’interno e attorno al perimetro della struttura sono rimasti uccisi venti miliziani di Hezbollah, dieci dei quali identificati come membri della Forza Radwan, l’unità speciale del movimento sciita addestrata per compiere incursioni in territorio israeliano.
All’interno del complesso sotterraneo, i soldati israeliani hanno rinvenuto un arsenale di proporzioni massicce. La struttura non fungeva solo da rifugio o via di transito, ma da vera e propria piattaforma di lancio protetta. Sono stati individuati e neutralizzati diversi pozzi verticali corazzati, progettati per l’emergenza rapida di rampe di lancio destinate a bersagliare con precisione il nord d’Israele. Complessivamente, l’IDF ha dichiarato di aver smantellato circa cinquanta infrastrutture d’attacco interne, sequestrando una quantità ingente di materiale bellico che comprende droni, missili anticarro e armamento leggero.
Sul piano diplomatico, la tempistica e le modalità della distruzione della struttura hanno seguito un canale di coordinamento molto stretto con gli alleati occidentali. Nella stessa dichiarazione diffusa in serata, Netanyahu e Katz hanno esplicitamente confermato che lo Stato ebraico aveva provveduto a informare in anticipo l’amministrazione degli Stati Uniti circa l’imminente brillamento del tunnel di Majdal Zoun. Una mossa volta a consolidare la copertura politica internazionale in una fase di estrema volatilità del fronte nord.
La demolizione della roccaforte sotterranea si inserisce nel quadro più ampio delle operazioni transfrontaliere avviate nei mesi scorsi, tese a smantellare la presenza logistica avanzata che Hezbollah ha radicato per anni a ridosso della Linea Blu, in aperta violazione delle risoluzioni ONU. Per l’IDF, il successo dell’operazione rappresenta un punto di svolta tattico, dimostrando la fattibilità della bonifica dei bunker sotterranei, ma evidenzia al contempo l’enorme prezzo logistico e umano richiesto da una guerra che si combatte ormai nelle viscere della terra.





