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Tra Fondazioni dovrebbe esserci più bon ton istituzionale mentre l’intervento di Crfi è un’invasione di campo

Stefano Bisi.

Un po’ di bon ton istituzionale tra enti che operano nello stesso settore non guasterebbe soprattutto quando una consorella è costretta a guardare da spettatrice alla trasformazione storica della Banca Monte dei Paschi di Siena di cui è pur sempre madre. Appare un’invasione di campo che ha l’obiettivo di rassicurare ma è pur sempre un entrata a gamba tesa nel dibattito in corso. Il presidente della Fondazione Crfi Bernabò Bocca ha detto che la preoccupazione degli enti territoriali toscani per le conseguenze su Banca Monte dei Paschi di Siena derivanti dall’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo “è ingiustificata”. Aggiunge: “Noi riteniamo che questa sia un’operazione di mercato”. Fondazione Crfi è azionista con una quota vicina all’1,7% della banca guidata da Carlo Messina. “Quello che Intesa ha fatto sul territorio della Toscana e di Firenze dopo l’acquisto di Cassa Firenze – prosegue Bocca – è la dimostrazione concreta che quando Intesa entra sul territorio lo aiuta e noi, da azionisti, siamo molto contenti da un lato della collaborazione che abbiamo con Banca Intesa e dall’altra riteniamo che Intesa in questa operazione con Unipol possa fare bene”. In un precedente articolo su sfogliamo.eu abbiamo scritto che sarebbe opportuna una reazione da parte di enti, partiti, associazioni e soprattutto da parte del presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena Riccardo Coppini, collega di Bernabò Bocca ma più taciturno.

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