Da elementi che si discordano si ha la più bella armonia
Il discorso del sindaco di Siena Nicoletta Fabio alla presentazione del drappellone per il Palio del 2 luglio.
Autorità civili, militari e religiose, cittadini, contradaioli, la presentazione del Drappellone rappresenta il primo atto di quel percorso collettivo che ci accompagnerà fino al giorno del Palio. È il momento in cui il ritmo dell’attesa improvvisamente accelera e il 2 luglio non è più soltanto una data che si avvicina sul calendario, ma comincia a prendere forma e cresce l’urgenza di vedere realizzato ciò che più desideriamo. L’oggetto del nostro desiderio è ora di fronte ai nostri occhi, a svelarci come ogni volta possibili indizi, congetture e presagi, aspettative. Lo fa con estrema grazia, con garbo, con la raffinata sensibilità di un artista, giovane e antico, che guarda al passato non come a un repertorio da imitare in una nostalgica rievocazione, ma come ad una fonte viva di significati da declinare al presente e tramandare al futuro.
Perché il rispetto della tradizione, e noi senesi lo sappiamo bene, non consiste tanto nella sua riproduzione letterale quanto nella capacità di comprendere il senso profondo della storia e farlo vivere nell’attualità, dialogando con il proprio tempo senza rinunciare all’intensità del proprio passato. Perché la tradizione autentica, quella che assume la sacralità del rito, è il collante culturale che definisce l’identità di un popolo, mantenendolo unito.
Il drappellone di Ismaele Nones, pur osservando la città con uno sguardo esterno, è profondamente rispettoso dell’identità e della storia di Siena. Non si tratta di un’opera che utilizza semplicemente simboli riconoscibili, ma di un lavoro che dimostra una conoscenza attenta e sensibile dell’immaginario cittadino. Lo si coglie nei dettagli: nella decorazione che accoglie la danza dei cavalli ed evoca il Santa Maria della Scala; nella presenza assorta della Diana, il fiume leggendario che da secoli appartiene alla memoria e ai racconti dei senesi; nella stessa scelta dei due cavalli, bianco e nero, che evocano le origini mitiche della città e i colori della Balzana. E nella Madonna di Provenzano, raffigurata con i due suoi attributi imprescindibili, la corona e l’ottocentesca lamina d’argento che le fa da manto ma che diventa lo spazio narrativo per accogliere la figura di San Francesco. Non semplici citazioni, ma elementi elegantemente integrati in una visione personale e coerente.
Tra gli elementi più originali e suggestivi di questo Drappellone vi sono certamente i due cavalli che occupano il centro della composizione, che l’artista sceglie di rappresentare non nella corsa, nel momento della vittoria o della sconfitta, ma in un atteggiamento giocoso, in una dimensione quasi sospesa. I due animali si osservano, scherzano, si stuzzicano e al tempo stesso si abbracciano. Perfino quella linguaccia che uno rivolge all’altro introduce una nota di ironia e leggerezza che rassicura e suggerisce una riflessione. È come se l’artista ci invitasse a guardare oltre l’apparenza della contrapposizione per cogliere il significato più intenso della rivalità. Nel Palio l’avversario è certamente colui contro il quale si misura la propria passione, ma è anche qualcosa di più. È una presenza necessaria. Perché senza l’altro non esiste la sfida, e senza la sfida non esiste neppure quella straordinaria forza identitaria che alimenta la vita delle Contrade. I due cavalli sembrano cercarsi mentre si fronteggiano, sembrano quasi rincorrersi in una danza festosa che alterna distanza e vicinanza, competizione e complicità. In questa prospettiva il dualismo non appare come una frattura, diviene piuttosto una tensione vitale e feconda. “Da elementi che discordano si ha la più bella armonia”, scriveva Eraclito. E la sensazione più forte che a mio avviso questo palio ispira in noi è proprio l’armonia, concetto classico e come tale antico, paragonabile a una città dotata di un centro fisico e ideale, a un’agorà verso la quale tutte le strade convergono e in cui la gente si raduna diventando un popolo. Ismaele Nones ci restituisce così un’immagine preziosa della nostra Siena: una città nella quale la competizione non cancella il legame, ma lo rafforza; nella quale l’antagonismo convive con il rispetto; nella quale le differenze non dividono, ma contribuiscono a dare spessore e vigore ad una storia comune. Che l’armonia suggerita dall’artista possa accompagnare ogni momento della nostra Festa: questo il mio auspicio.





