Sallusti elogia il ruolo di Stati Uniti e Israele nella soluzione della crisi
Il direttore Alessandro Sallusti su Libero accoglie con favore l’annuncio di un accordo di pace tra Iran, Stati Uniti e Israele, sostenendo che rappresenti innanzitutto la fine di un duplice rischio: da un lato le pesanti conseguenze economiche che un conflitto prolungato avrebbe potuto provocare in Occidente e in Italia, dall’altro la possibilità di un allargamento della crisi fino a coinvolgere altre potenze e destabilizzare ulteriormente lo scenario internazionale.
L’editorialista osserva come gran parte dell’opinione pubblica italiana guardi alle guerre lontane soprattutto attraverso le loro ricadute concrete sulla vita quotidiana. Più che sugli equilibri geopolitici o sulla sicurezza dell’Occidente, l’attenzione si concentra infatti sugli effetti economici immediati, a partire dal costo dei carburanti e delle bollette energetiche. Secondo Sallusti, questa reazione è comprensibile ma rischia di trascurare un aspetto essenziale.
Le conseguenze economiche dei conflitti incidono certamente sul tenore di vita dei cittadini, ma il benessere materiale dipende anche dal contesto politico e istituzionale in cui si vive. L’autore sottolinea che le società occidentali, pur con tutti i loro limiti, continuano a offrire libertà, opportunità economiche e possibilità di miglioramento che non esistono in regimi autoritari come l’Iran o la Russia. Da qui il giudizio favorevole nei confronti del ruolo svolto da Stati Uniti e Israele nella crisi. Sallusti richiama una recente affermazione del cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo cui Washington e Tel Aviv avrebbero svolto anche per l’Europa un compito difficile ma necessario. L’editorialista sostiene che la sicurezza e la prosperità dell’Occidente dipendano infatti dalla capacità di difendere il modello democratico e liberale da minacce esterne. Pur riconoscendo che il dibattito su vincitori e sconfitti spetti agli esperti di geopolitica, Sallusti conclude che la fine delle ostilità rappresenta comunque una buona notizia. Non soltanto per le possibili ricadute economiche positive, ma anche perché allontana il rischio di una crisi più ampia e conferma, a suo giudizio, il ruolo centrale delle democrazie occidentali nella tutela della stabilità internazionale.





