Perché è giusta l’introduzione della patrimoniale
Andrea Boitani su InPiù espone alcune osservazioni sulla patrimoniale. Questo è il primo di tre articoli per esaminare le ragioni a favore, quelle contrarie e un’ipotesi di bilanciamento tra il sì e il no sull’introduzione eventuale di una imposta sui grandi patrimoni.
Il dibattito corrente riguarda una generica “imposta patrimoniale”. Non è però un’imposta generale sui patrimoni che è stata proposta negli anni recenti da più parti, fino ad atterrare sui tavoli del G20, ma un’imposta sui grandissimi patrimoni. Di questa ci occupiamoqui di seguito.
1) La ricchezza in Italia (e non solo) è molto più concentrata dei redditi. Secondo i dati recentemente diffusi da Banca d’Italia, il 60,6% della ricchezza netta totale è detenuto dal 10% delle famiglie più ricche, mentre la metà meno abbiente ha solo il 7,2%.
2) La tassazione progressiva (l’Irpef) riguarda praticamente solo i redditi da lavoro e grava soprattutto sui redditi medi (tra 50.000 e 100.000 euro). I redditi più alti sono costituiti per lo più da rendimenti delle attività finanziarie (quindi della ricchezza) e sono tassati ad aliquote molto più basse della più elevata aliquota Irpef. Quindi l’imposizione diviene regressiva per il 5% di contribuenti più abbienti, violando il principio della progressività legata alla capacità contributiva, sancito dalla Costituzione.
3) Vista la maggiore concentrazione della ricchezza, un’imposta proporzionale sui grandi patrimoni netti (cioè al netto dei debiti) si trasforma in una imposta progressiva sui redditi (più alti) e consente di ridurre le aliquote Irpef sui redditi medi, cioè di contribuire a quel riequilibrio del sistema fiscale che i tartassati ceti medi invocano.
4) Se l’imposta patrimoniale grava solo sui super-ricchi contribuisce a ridurre le conseguenze negative (in termini di potere, influenza, segregazione sociale e perdita del senso di comunità) associate all’estrema concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi “dei fra gli uomini”.
5) Una parte cospicua delle super-ricchezze è ereditata e, quindi, poco ha a che fare con il “merito” di chi ne dispone, mentre chi le ha accumulate spesso lo ha fatto beneficiando di rendite dovute a potere di mercato e al potere tout court, che consente di piegare regole e norme a proprio favore, per non parlare della passata elusione e/o dell’evasione delle imposte sui redditi.
6) L’imposta sui super-patrimoni può prendere la forma di (o affiancarsi a) una imposizione sulle super-eredità e le super-donazioni, che sono la principale fonte di disuguaglianza di opportunità intergenerazionale. Affinché un’imposta sui grandi patrimoni (o sulle grandi eredità) non diventi confiscatoria, è necessario che le aliquote siano inferiori al rendimento medio di lungo periodo delle attività di cui si compongono i grandi patrimoni e le grandi eredità. Quasi tutte le proposte in circolazione soddisfano tale requisito. (1. Segue)





