Marinoni: “Torno dall’assemblea nazionale di Confcommercio con l’orgoglio di far parte di una grande comunità”
Stefano Bisi.
Franco Marinoni, direttore di Confcommercio Toscana, ha partecipato all’assemblea nazionale dell’associazione di categoria.
Quali emozioni riporta a casa dall’assemblea nazionale di Roma?
L’emozione più forte è quella di sentirsi parte di una grande comunità che rappresenta una componente essenziale dell’economia e della società italiana. “Il terziario è il volto vivo delle città e il motore della crescita”: le parole del presidente Sangalli sintetizzano bene il senso della nostra Assemblea nazionale. A Roma abbiamo avuto la conferma della forza e della credibilità della rappresentanza di Confcommercio. Lo testimoniano il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presenza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di numerosi ministri e rappresentanti delle principali forze politiche. È il riconoscimento del ruolo che le nostre imprese svolgono ogni giorno nei territori: non solo creando ricchezza e lavoro, ma garantendo servizi, sicurezza, relazioni sociali e qualità della vita nelle città. È stata una platea di altissimo livello istituzionale e con una straordinaria presenza di imprenditori: migliaia da tutta Italia, con una delegazione particolarmente significativa dalla Toscana. Solo dalle province di Firenze e Arezzo erano presenti circa cento rappresentanti tra imprenditori e dirigenti associativi. Questo dà la misura della nostra rappresentatività e della capacità di portare ai tavoli decisionali la voce reale dei territori.
Quindi torna con tanto entusiasmo?
Torno quindi con orgoglio, ma anche con un forte senso di responsabilità. Perché dietro i numeri espressi dal terziario – oltre metà del valore aggiunto nazionale e quasi 4 milioni di posti di lavoro creati negli ultimi trent’anni – ci sono persone, famiglie e comunità. E nodi critici da risolvere: oltre 156mila negozi chiusi negli ultimi 13 anni, la crisi demografica, il peso della burocrazia e della pressione fiscale. La preoccupazione però non deve incrinare la fiducia perché, come ha detto Sangalli, “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”: la fiducia è un valore economico, ma prima ancora è un valore civile. E senza le imprese del terziario non c’è crescita, coesione sociale e qualità della vita nelle nostre città.
La premier Meloni ha riscaldato la platea?
L’intervento del Presidente del Consiglio è stato accolto con grande attenzione e rispetto istituzionale. La premier ha riconosciuto il ruolo del commercio di vicinato come “ossatura dell’economia delle città” e delle imprese del terziario come “tessuto che tiene vive le comunità”. È stato un passaggio di ascolto e confronto, con ampie convergenze su fisco, credito, lavoro e contrasto alla desertificazione commerciale. Non una dimensione emotiva, ma un dialogo concreto su misure e priorità condivise, in un contesto in cui le imprese chiedono soprattutto continuità e risposte strutturali.
Per il 15 giugno è in calendario un appuntamento importante. Che cosa proporrete per i negozi storici?
Il punto centrale sarà la difesa della rete di prossimità e dei negozi storici non solo come attività economiche, ma come presìdi identitari e sociali delle città. Servono misure concrete: semplificazione amministrativa, politiche fiscali locali più eque, incentivi al ricambio generazionale e strumenti contro l’aumento insostenibile dei costi degli affitti. Chiederemo inoltre una strategia stabile contro la desertificazione commerciale, integrata con le politiche urbane, perché senza botteghe e attività storiche si perde qualità della vita, sicurezza e attrattività dei centri urbani.





