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Ad Arezzo la destra festeggia, la sinistra piange, i civici fanno i conti con sè stessi

Ivo Brocchi.

La destra festeggia, la sinistra piange, i civici fanno i conti con sè stessi. 

Le elezioni ad Arezzo danno un quadro chiaro su come la popolazione “votante” si è ormai stabilizzata a destra. E gli appuntamenti elettorali sono basati su forme comunicative che nulla hanno a che fare con i programmi elettorali, che nessuno legge. Forse nemmeno scrive perché sono sempre simili a quelli delle elezioni precedenti. 

La destra festeggia. Ha portato Marcello Comanducci ad occupare la poltrona che per 11 anni è stata di Alessandro Ghinelli, dal quale (lui e la sua giunta) anche a destra quasi tutti reclamavano la discontinuità, alla luce dello scontento di tutta la popolazione. Vedremo se sarà proprio così. L’esito del voto, anche nel consenso alle liste e ai candidati,  potrebbero portare a numerose conferme. Una sorta di “Ghinelli 3” mascherato. A meno che Comanducci (e Gamurrini) non abbiamo la forza e la volontà di un vero cambiamento, così come promesso agli elettori. 

Donati (liste civiche), con il suo 21%, va in consiglio, di nuovo condannato all’opposizione. Non è riuscito a trovare la quadratura con il centrosinistra.  

Non è detto che assieme avrebbero vinto, vista la tendenza politica degli aretini, ma potevano sperarci. Ma quando si è passati da un divorzio, è sempre difficile (direi impossibile) rimettere in piedi la famiglia. Così lui è andato per la sua strada e il centrosinistra per la propria. 

Area nella quale è iniziata fin dallo spoglio di lunedì la resa dei conti. Stanno emergendo pubblicamente tutti i mal di pancia della fase preparatoria della candidatura. Pur di mantenere (giustamente) unito il cosiddetto campo largo, nessuno ha rotto anche di fronte a scelte, sostanzialmente determinate dal Pd, non apprezzate dall’elettorato. 

Vincenzo Ceccarelli, con una esperienza enorme nell’amministrare (e bene), non è riuscito a rompere quel pregiudizio sempre piu diffuso secondo cui “basta politici”. E’ stato inutile per due mesi spiegare programmi e illustrare le sue qualità di amministratore. Non ha “bucato”. La destra lo ha dipinto, con ironia e spesso con l’uso dei social scaduti a autentica fogna dello sfogo, come un vecchio, un vissuto di politica, un non aretino doc perche viene dal Casentino. Sappiamo come è finita. E non era difficile capirlo anche prima che sarebbe finita così. Sicuramente il più capace a fare il sindaco fra i candidati, ma fuori moda per gli elettori. Scelta forzata dal Pd. Scelta poi approvata dagli alleati con tanto mal di pancia, ma nessuno di loro che ha detto “no”. Responsabilità del Pd, ma anche degli altri. 

Se ne riparla fra 5 anni (o forse 10).

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