Lucca si divide sul nome del nuovo ponte sul Serchio
Roberto Pizzi.
Sembra crescere d’intensità la polemica sull’intitolazione del nuovo ponte sul fiume Serchio, a Lucca: anche oggi la stampa locale riporta vari interventi di cittadini che chiedono di annullare la procedura fino ad ora svolta per la scelta del nome da attribuire a questa struttura avveniristica, al momento circoscritta ai tre nomi: “Airone”, “Arturo Paoli”, “Matilde di Canossa”. Indicati dagli studenti delle scuole medie superiori lucchesi, tali nomi non sembrano entusiasmare molti cittadini, i quali preferirebbero quello del poeta Giuseppe Ungaretti. Nell’opinione pubblica locale si fa strada anche la richiesta di azzerare il percorso finora seguito dall’Amministrazione Provinciale e ricominciare da capo con altra procedura. Va precisato che la gestione dell’opera pubblica era di competenza della Provincia, mentre al Comune di Lucca competeva la scelta toponomastica. La cronaca locale del quotidiano “la Nazione” il 5 giugno ha scritto : “Il Comune ha abdicato” rinunciando ad una sua prerogativa a favore dell’ente provinciale. Nel frattempo i malumori nella maggioranza comunale di centro destra sono cresciuti e si registra anche l’abbandono (di pochi giorni fa) di un consigliere che appoggiava la giunta del Sindaco Pardini, passato all’opposizione col gruppo “Azione” di Calenda. Entro settembre, comunque, la giunta comunale dovrà esprimersi sulla scelta finale del nome per il ponte, che sta dividendo la città.
Riepiloghiamo, nel frattempo, i passi salienti della vita di Ungaretti, sempre collegata con affetto alla città di Lucca, della quale la madre, in Egitto, ne parlava sempre con nostalgia accorata. Ungaretti era nato ad Alessandria d’Egitto l’8 febbraio 1888 (morì a Milano il primo giugno 1970). Il padre Antonio (del quartiere di S. Concordio, a ridosso delle Mura) era emigrato in Africa per lavorare ai cantieri del Canale di Suez e morì nel 1890, due anni dopo la nascita del futuro poeta, a causa di una malattia contratta negli anni di estenuante lavoro. La madre, Maria Lunardini (1850-1926), lucchese della zona di S. Alessio, rimasta vedova, mandò avanti la gestione di un forno di proprietà, con il quale riuscì a garantire gli studi al figlio, che si poté iscrivere in una delle più prestigiose scuole di Alessandria d’Egitto, la svizzera École artistique Jacot , dove si formò sui classici francesi: in particolare su Baudelaire e Mallarmé. Strinse amicizia con Enrico Pea e i fratelli Thuile; con Kavàfis e Zervos. Nel 1912 si trasferiva a Parigi, e si iscriveva alla Sorbona, legandosi ai futuristi italiani ma anche ad Apollinaire. Alla fine dell’estate del 1914 rientrava in Italia, per ottenere l’abilitazione all’insegnamento della lingua francese. Giunto in treno a Viareggio, proveniente da Parigi, era ospite di Enrico Pea, anch’egli tornato in patria, con la famiglia, dall’Egitto. Entrava a far parte, allora, della “Repubblica di Apua”, così definita dall’immaginifica penna del poeta repubblicano Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, la quale era una famiglia culturale formata da personalità di rilievo nell’ambito di attività diverse, dalla letteratura, al sindacalismo, alla storia. Questa ideale Repubblica aveva una sua sorta di ordine gerarchico ed i suoi adepti venivano indicati secondo un titolo di merito: Ceccardo Roccatagliata Ceccardi era il Generale; il pittore Lorenzo Viani, Grande Aiutante; l’avv. Luigi Salvatori, Grande Cancelliere; Italo Sottini, Sergente dei fucilieri; Ubaldo Formentini, Ammiraglio; Alceste De Ambris, Condottiero; Manfredo Giuliani, Generale dei frombolieri della morte; Torquato Pocai, Cavaliere della gloria; Peppino Chimico, Aereo Titano; Vico Fiaschi, Investito di pieni poteri per tutto il Carrarese; Luigi Campolongho, Grande Console di Francia; Giuseppe Ungaretti, Console d’Egitto; Giorgio Brissimizakis, Console dell’isola di Creta; Moses Levy, Console di Tunisi, Mario Bachini, Difensore delle colline Cerbaie; Spartaco Carlini, Duce del manipoletto pisano; Enrico Pea, Sacerdote degli scongiuri.
Il feeling intellettuale che univa gli aderenti della “Repubblica” cominciò però a incrinarsi quando si pose il dilemma della partecipazione dell’Italia alla Grande Guerra, scelta che poi portò alla diaspora definitiva. La cosiddetta “ultima apuanata”, occasione finale per la riunione del gruppo, fu la serata conclusasi al caffè Margherita di Viareggio, la sera del 20 settembre, che passerà alla storia come la famigerata “rissa del Margherita”. Ungaretti ed alcuni membri della “Repubblica di Apua”, erano seduti ai tavoli del Caffè, quando proprio il lucchese fece un gesto irridente e irriguardoso verso quei frequentatori del locale che si erano alzati in piedi al suono della Marcia Reale. Un sottotenente del 14° Cavalleggeri di Treviso di stanza a Lucca, che gli era accanto, lo colpì con un violento schiaffo. A sua volta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi vendicò il poeta colpendo sulla guancia l’ufficiale, con il suo frustino dal manico d’argento che portava sempre con sé e che gli era stato donato dalla Gran Loggia genovese. Scoppiò un furioso corpo a corpo con gli altri avventori e la devastazione del locale sulla passeggiata lungo mare, da poco inaugurato. Ungaretti fu portato in Questura e trattenuto. Uscito dal Commissariato, ritenne che fosse meglio “cambiare aria” e lasciò Viareggio per Milano. La prima guerra mondiale guerra lo vide partecipe assieme a Ceccardo Roccatagliata Ceccardi; fu poi interprete al Ministero degli esteri, quindi corrispondente di quotidiani per circa dieci anni. Nel 1936 fu chiamato a San Paulo del Brasile per tenere la cattedra di Letteratura italiana presso l’Università, ma nel 1942 tornò a Roma dove fu nominato, honoris causa, professore di Letteratura contemporanea presso la Facoltà di lettere. Importanti gli Epistolari con Pea, Spagnoletti, Papini, Cardarelli, Pavolini, Paulhan; le Traduzioni (da Shakespeare, Gongora, Mallarmè, Racine, Blake) ed anche le Prose e i Saggi. Le opere principali di poesia sono: Il porto Sepolto (l916); Allegria di Naufragi (l919); Il porto Sepolto(l923); L’Allegria (1931); Sentimento del Tempo (l933); Il Dolore (l947); La Terra Promessa (l950); Tutte le poesie (l969).
In conclusione, anche per una vita così culturalmente intensa, sembrerebbe bizzarra una esclusione a priori del nome del poeta per il nostro ponte, se motivata da questioni legate alla sua nascita in Africa o al passato politico (irrilevante, come sottolineano più fonti). Sarebbe una decisone di non di poco rilievo politico, anche in considerazione del fatto che il 28 aprile del 1958, proprio il Comune di Lucca, guidato dal Sindaco Giovanni Marchetti, si mostrò entusiasta di nominarlo cittadino onorario, come caldeggiato dall’ambiente culturale, dove in prima fila si collocava la prestigiosa Accademia Lucchese di Scienze Lettere ed Arti, dopo che a Roma ed in altre città gli erano già stati tributati importanti riconoscimenti. Il poeta, inoltre era già stato festeggiato a Lucca il 22 aprile, in una conferenza organizzata alla sua presenza dal Comitato lucchese della Società Dante Alighieri, in occasione dei suoi settant’anni. Vedremo se “lo spirito del tempo” – alla fine di questa querelle legata al nome del ponte –
confermerà l’ entusiasmo degli amministratori lucchesi di allora – che portò Ungaretti nell’elenco dei cittadini onorati da Lucca per i loro meriti artistici, insieme a Giovanni Pascoli, Giosuè Carducci, Charles Morgan, Mario Tobino; ai pittori Luigi Norfini e Alceste Campriani; ai musicisti Andrea Bernardini da Buti e Herberdt Handt; agli storici Augusto Mancini e Marino Berengo.





