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Da Polito bacchettate al centrodestra che perde lucidità e al centrosinistra fragile

Per Antonio Polito il centrodestra starebbe attraversando una fase di perdita di lucidità politica, segnata da errori, divisioni interne e comportamenti autodistruttivi. La sconfitta nel referendum avrebbe inciso più del previsto su una coalizione già indebolita dal mutamento dello scenario internazionale: il governo Giorgia Meloni, inizialmente rafforzato dall’alleanza con gli Stati Uniti di Donald Trump e dal sostegno a Israele dopo il 7 ottobre, si troverebbe ora costretto a prendere le distanze da entrambi, anche per effetto della guerra con l’Iran e delle polemiche legate alla Flotilla. A questo si aggiungono il rallentamento economico e il peggioramento delle prospettive italiane su crescita e debito pubblico. Ma per Polito la crisi nasce soprattutto all’interno della maggioranza. La mozione presentata e poi ritirata al Senato contro l’aumento delle spese Nato viene descritta come un atto che avrebbe potuto firmare Giuseppe Conte, quasi una sfiducia implicita alla stessa premier. Le divisioni emergono anche sul caso Modena, con Matteo Salvini favorevole alla revoca della cittadinanza agli italiani di seconda generazione che delinquono e Antonio Tajani orientato invece a premiare gli immigrati integrati. Alle tensioni politiche si aggiungono quelle sulla cultura, tra il ministro Alessandro Giuli, Salvini e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, oltre alle polemiche legate a Beatrice Venezi. Secondo l’autore, la scelta di Meloni di non andare subito a elezioni anticipate dopo il referendum avrebbe indebolito la sua leadership, facendo riemergere le profonde differenze culturali tra le anime della coalizione. Da una parte la spinta moderata ed europeista di Marina Berlusconi su Forza Italia, dall’altra la crescita del generale Roberto Vannacci, che trascina la Lega verso posizioni più radicali. Per Polito il centrodestra starebbe così trasformandosi da coalizione politica in semplice alleanza elettorale, mentre anche il Campo largo resta fragile e privo di una vera struttura di governo.

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