Quell’amore di Albert Einstein per Firenze alle Giubbe Rosse il 20 maggio alle 18
Il 18 ottobre del 1921 Albert Einstein arriva a Firenze. Lo aspettano a braccia aperte sua sorella Maja col marito Paul che avevano scelto la città come dimora. Il suo animo sensibile a ogni tipo di bellezza ne rimane incantato tanto da fargli ammettere in anni successivi “Io mi sento mezzo ebbro quando mi limito a immaginare il cielo, le colline e i palazzi di Firenze”, parole che sintetizzano un legame con la città durato tutta la vita. In quei giorni potrà coltivare anche la sua seconda passione dopo la scienza, la musica. Viaggiava sempre in compagnia del suo violino che suonerà anche sulla collina di Fiesole.
L’Italia lo ha onorato e amato anche in tempi molto difficili per uno scienziato del suo rango ma ebreo. Un libro scritto da Paolo Bulletti e Valeria Rondoni pubblicato da Pontecorboli editore ripercorre le vicende di Einstein e dei suoi familiari in terra Toscana. Se ne parlerà mercoledì 20 maggio alle 18 al Caffè Le Giubbe Rosse nella rassegna Dialoghi in cerchio condotta da Stefano Bisi.
Un vecchio volume, una dedica da parte di due donne che hanno vissuto gran parte della loro vita accanto allo scienziato più noto al mondo, la passione per la fisica, per la musica e per la storia fiorentina hanno ispirato la scrittura di questo libro sulle vicende di Albert Einstein e della sua famiglia in terra toscana.
Arrivato a Firenze alla fine di ottobre del 1921, in transito verso Bologna dove nei giorni successivi terrà delle conferenze sulla relatività, lo scienziato dimora a casa della sorella Maja che, da alcuni mesi, con il marito, abita tra Firenze e Fiesole. Su quel colle, scopre il convento di San Francesco, all’epoca cenacolo culturale animato dalla personalità di un frate che si esprimeva non solo attraverso la spiritualità, ma anche con le note dell’organo nella chiesa. Einstein si limitò dapprima ad ascoltarlo e poi, con il violino che portava sempre con sé, iniziarono anche a duettare.
Nel libro, i ricordi della nonna dell’autrice, che nei primi anni Settanta incontrò più volte Margot Einstein, figlia adottiva, e Helen Dukas fedele segretaria e biografa, nella villetta di Princeton in New Jersey dove lo scienziato era andato a insegnare e abitare, aiutano a comprendere le vicende fiorentine della famiglia dello scienziato. Ogni visita era occasione di rievocazione della bellezza dei luoghi e di ricordi di quegli anni in cui l’affermazione internazionale dello scienziato si intrecciava con gli accadimenti, non sempre felici, che caratterizzarono la vita dei suoi familiari in Toscana. Non soltanto memorie personali e ricostruzioni storiche animano il libro di Paolo Bulletti e Valeria Rondoni, il cui tessuto narrativo è arricchito dagli autori con citazioni evocative e sintesi scientifiche, che cattura il lettore introducendolo in quella che è stata la famiglia di una celebrità in campo scientifico catturando l’essenza del genio e le sue vicende.





