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Esteri

Ucraina, dopo quattro anni la posizione dell’Unione Europea

“Il quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina impone un confronto tra il sostegno garantito dall’Italia e la confusione di oggi – commenta Flavia Perina su La Stampa -. L’Unione europea, salvo colpi di scena, non riuscirà a varare né un nuovo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino né il prestito da 90 miliardi a Kiev: il veto di Viktor Orbán e di Roberto Fico blocca entrambe le decisioni. È lo stesso Orbán che Roma continua a trattare da alleato. Giorgia Meloni ha partecipato a uno spot in suo sostegno; Matteo Salvini potrebbe volare a Budapest per un comizio. Intanto Roberto Vannacci, possibile nuovo perno della maggioranza, ribadisce: «Non è la nostra guerra», invitando i sostenitori di Volodymyr Zelensky ad andare a combattere in Donbass. Eppure il sostegno a Kiev era la bandiera del nuovo nazionalismo italiano, il terreno della difesa dei popoli contro le invasioni. Vederlo appannarsi per Orbán – pur rafforzato da Donald Trump – o per le percentuali di un ex generale solleva interrogativi sulla “postura internazionale” del governo. Si può stare con Kiev ma anche con Budapest che blocca gli aiuti? L’Ungheria è oggi un fattore di attrito nell’Ue, accusata di sabotare il sostegno all’Ucraina. Sostenerne la premiership è una scelta politica che incide sulla collocazione italiana. Da sostenitori convinti di Zelensky, capaci nel 2023 di portare un suo messaggio a Festival di Sanremo, siamo diventati osservatori prudenti, nella logica del “ma anche”. Gli aiuti a Kiev continuano, ma si offre spazio politico a chi li ostacola. Il confronto, a quattro anni dall’invasione, è tutto qui”.

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