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Ucciso negli Usa un immigrato regolare, mobilitata la piazza contro l’Ice

Ariel Piccini Warschauer.

Nuova bufera negli Stati Uniti sul comportamento degli agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia incaricata del controllo delle frontiere e dell’immigrazione. A soli sei giorni dal drammatico episodio avvenuto a Houston, in Texas, un altro immigrato è rimasto ucciso durante un’operazione di controllo. Questa volta lo scenario è la tranquilla cittadina costiera di Biddeford, nel Maine, circa 23 mila abitanti a sud-ovest di Portland, dove la morte di un giovane regolare colombiano di 26 anni ha immediatamente innescato proteste di piazza e un durissimo scontro politico.

L’episodio è avvenuto nella mattinata di lunedì, quando un agente dell’ICE ha aperto il fuoco contro il giovane durante quello che doveva essere un normale controllo. Secondo le prime informazioni diffuse dalle associazioni per la tutela dei migranti, la vittima — di cui non è stata ancora resa nota l’identità ufficiale — era un cittadino colombiano regolare, in possesso di un codice di previdenza sociale e di un regolare permesso di lavoro. L’uomo, secondo la ricostruzione fornita dai familiari alle Ong, si stava semplicemente recando al lavoro prima di incappare nei controlli della pattuglia federale.

La notizia del decesso è stata inizialmente confermata da Ryan Fecteau, esponente democratico e speaker della Camera statale del Maine, il quale ha annunciato tramite un post sui social l’avvenuto decesso e il coinvolgimento degli agenti federali. «La polizia di Stato e il dipartimento per la Sicurezza pubblica sono ora sul posto per raccogliere informazioni e ci aspettiamo che anche l’FBI indaghi sull’accaduto», ha dichiarato Fecteau, cercando di rassicurare la comunità locale ma lasciando trasparire una forte preoccupazione per le modalità del blitz.

Nel giro di poche ore dall’incidente, la tensione è salita alle stelle. Decine di attivisti e residenti di Biddeford si sono radunati sul luogo dell’omicidio, sbarrato dalla polizia per i rilievi scientifici. Le organizzazioni locali, tra cui Presente Maine e la Maine Immigrants’ Rights Coalition, hanno organizzato un presidio, accusando apertamente l’agenzia federale di violenza indiscriminata. «Siamo in lutto e siamo furiosi. Non permetteremo che questa morte venga ridotta a una semplice nota a piè di pagina nelle statistiche sull’applicazione della legge di questa amministrazione», ha tuonato Crystal Cron, direttrice esecutiva di Presente Maine.

La tragedia ha subito assunto una forte connotazione politica a livello nazionale e locale. Gli esponenti della sinistra democratica hanno cavalcato l’indignazione popolare per rilanciare la storica campagna di opposizione alle agenzie federali di controllo. Shenna Bellows, segretaria di Stato del Maine e candidata democratica al Senato, è intervenuta duramente chiedendo la rimozione dell’ICE dalle comunità locali: «È tempo di cacciare l’ICE dalle nostre strade», ha scritto su X. Nel frattempo, il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti (DHS), da cui dipende l’agenzia per l’immigrazione, ha preferito trincerarsi dietro un rigoroso “no comment” in attesa degli esiti dell’indagine.

Il caso di Biddeford riaccende i riflettori su un modus operandi dell’ICE che negli ultimi anni è stato spesso oggetto di feroci polemiche. Solo una settimana fa a Houston, in Texas, un agente federale aveva ucciso Lorenzo Salgado Araujo, un immigrato messicano. Inizialmente, l’agenzia si era difesa sostenendo che Araujo avesse tentato di investire un agente con la propria auto durante un controllo mirato. Una versione che è stata tuttavia smentita da tre testimoni oculari e che ha costretto l’ICE ad ammettere successivamente che la vittima non era in alcun modo l’obiettivo della loro operazione.

Ora, con le indagini affidate alla polizia di Stato del Maine e al Dipartimento di pubblica sicurezza, si attende il verdetto degli investigatori federali per capire se anche a Biddeford si sia consumato un tragico errore di valutazione o un abuso di forza letale, in un Paese in cui il tema dell’immigrazione e della sicurezza resta una delle faglie più profonde e polarizzanti della società.

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