Troppe spese militari europee che penalizzano il welfare
Il direttore Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano critica le decisioni assunte al vertice Nato, sostenendo che il dibattito pubblico dovrebbe interrogarsi sulle ragioni dell’aumento delle spese militari europee a scapito del welfare. L’autore mette in discussione la coerenza dell’Alleanza, osservando che, mentre il segretario generale Mark Rutte descrive la Russia come una minaccia di lungo periodo, il comandante supremo Nato in Europa, il generale Alexus Grynkewich, avrebbe escluso l’intenzione di Mosca di attaccare l’Alleanza, ricordando inoltre che gli Stati Uniti stanno ridistribuendo parte delle proprie forze verso il Medio Oriente e l’Indo-Pacifico. Travaglio evidenzia poi che gli alleati europei si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del Pil, mentre gli Stati Uniti spenderebbero il 3,1%, sottolineando come, a suo giudizio, il bilancio militare complessivo europeo sia già molto superiore a quello russo. L’editorialista critica anche il nuovo impegno Nato a favore dell’Ucraina, che prevede ulteriori finanziamenti nei prossimi due anni. A suo avviso, se il conflitto dovesse davvero avviarsi verso una conclusione, come ipotizzato da Donald Trump, una programmazione di lungo periodo perderebbe di significato. Un altro punto riguarda gli accordi con Kiev per l’acquisto di armamenti prodotti dall’industria ucraina: Travaglio si chiede perché l’Europa debba continuare a finanziare e armare l’Ucraina se quest’ultima è in grado di esportare parte della propria produzione militare. Infine, cita un’intervista di Rutte al Financial Times, secondo cui Europa e Canada acquisteranno armamenti statunitensi per circa 300 miliardi di dollari, sostenendo che questa strategia favorisca soprattutto l’industria bellica americana e trasformi la Nato in uno strumento a beneficio economico degli Stati Uniti e dell’Ucraina.





