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Terrorismo islamista nel cuore dell’Europa, un’auto con armi vicino alla sinagoga

Ariel Piccini Warschauer.

Un’auto rubata lasciata a Rue Henri-Dunant, nel cuore commerciale di Sarcelles, a due passi dalla locale sinagoga, tra locali affollati e un cinema. Dentro il bagagliaio, un arsenale essenziale ma letale: un fucile d’assalto di matrice militare con sette proiettili nel caricatore e una pistola semiautomatica con altri dieci colpi. È da questo ritrovamento, effettuato nella tarda serata dello scorso 11 luglio, che ha preso quota un’imponente indagine dell’antiterrorismo francese (Pnat), sfociata nelle ultime ore nel fermo di sei persone tra i venti e i trent’anni, ora incriminate per associazione a delinquere con finalità terroristica.  

La ricostruzione di quelle ore concitate restituisce la misura della tensione accumulata nei sobborghi a nord della capitale. Erano circa le 21:30 quando gli uomini della DGSI — i servizi di sicurezza interni di Parigi — hanno inviato una segnalazione d’emergenza alle forze di polizia territoriali della Val-d’Oise. Un veicolo segnalato per furto e già tracciato dai servizi segreti si trovava in sosta vietata a poca distanza dal tempio ebraico. L’intervento è stato immediato: le forze dell’ordine hanno isolato l’intero perimetro e avviato l’evacuazione d’urgenza di circa trecento persone, tra clienti di ristoranti della zona e spettatori del vicino multisala, mentre le squadre degli artificieri bonificavano il veicolo alla ricerca di eventuali cariche esplosive o di inneschi improvvisati.  

Una volta accertata l’assenza di materiale esplosivo, il lavoro degli esperti della polizia scientifica e dell’Unità Antiterrorismo si è concentrato sulle tracce biologiche e informatiche. Incrociando le impronte digitali rinvenute sulle armi con i tabulati telefonici e i metadati di alcune chat crittografate, la magistratura è riuscita a ricostruire la rete logistica del commando. Il blitz condotto all’alba dalle teste di cuoio ha portato al fermo di sei individui, le cui generalità sono state coperte dal massimo riserbo istruttorio per non compromettere ulteriori filoni dell’inchiesta, orientata a capire se vi sia stata una cabina di regia esterna. A quanto pare si tratterebbe di sei magrebini di origine palestinese. 

Il caso di Sarcelles porta alla luce tutte le fragilità dell’attuale scenario di minaccia sul suolo transalpino. Da una parte si registra il costante rischio di nuclei “pulviscolari” radicalizzati sul web, capaci di muoversi sottotraccia tramite una criminalità di piccolo cabotaggio usata per l’approvvigionamento di armi, droga e veicoli. Dall’altra, la scelta del target conferma come la comunità ebraica francese — la più numerosa d’Europa — continui a rappresentare un obiettivo primario per le formazioni jihadiste affiliate a Hamas. Solo dall’inizio dell’anno, come precisato dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, le autorità parigine sono riuscite a sventare almeno tre piani d’attacco distinti sul territorio nazionale e aventi come target sinagoghe e istituzioni culturali ebraiche.  

Per Sarcelles, periferia già segnata negli anni passati da episodi di violenza antisemita e tesa convivenza interreligiosa, la scoperta dell’arsenale a un passo dal tempio rappresenta una cicatrice aperta. Resta ora da chiarire l’eventuale collegamento dei fermati con le direttive dei network estremisti, mentre l’allerta attorno ai luoghi di culto della capitale e dell’Ile-de-France rimane fissata ai livelli più alti.  

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