Terrore in classe, diciassettenne voleva fare una strage
di Ariel Piccini Warschauer.
Voleva trasformare un tranquillo istituto di provincia nel teatro di un massacro. Sangue, esplosioni e quel folle desiderio di emulare l’orrore della Columbine High School. Un diciassettenne, residente nel perugino, è stato arrestato dai carabinieri del ROS con l’accusa più pesante: terrorismo.
Il virus dell’odio corre su Telegram
Non è la trama di una serie TV distopica, ma la realtà emersa da un’inchiesta della Procura per i minorenni di Perugia. Il giovane, originario di Pescara, non si limitava a guardare video violenti; era diventato un attivo propagandista dell’odio. Tra un messaggio e l’altro sui canali social dell’estremismo più becero, il ragazzo inneggiava alla superiorità della razza ariana e vomitava insulti contro ogni minoranza etnica e religiosa.
Ma il delirio ideologico è passato presto ai fatti. Gli inquirenti hanno trovato nel suo smartphone e nel suo computer veri e propri manuali della morte: vademecum per il sabotaggio, istruzioni per fabbricare armi artigianali e, dettaglio ancora più inquietante, formule per produrre sostanze batteriologiche e chimiche.
Nel mirino la sua stessa scuola
Il piano era chiaro: colpire la scuola, colpire i compagni. Il ragazzo stava studiando come colpire i servizi pubblici e come massimizzare il numero di vittime. Un “lupo solitario” in erba, cresciuto a pane e odio digitale, che vedeva nei carnefici americani del 1999 degli eroi da superare.
Una rete di giovanissimi
L’arresto del diciassettenne è però solo la punta dell’iceberg. L’inchiesta si allarga a macchia d’olio: ci sono altri sette minorenni indagati tra Abruzzo, Toscana, Umbria ed Emilia Romagna. Una piccola rete di fanatici che condivideva materiale nazi-fascista e sogni di guerriglia urbana.
Mentre il ragazzo è stato trasferito in un istituto penale minorile, resta il dubbio inquietante: cosa sta succedendo ai nostri figli dietro lo schermo di uno smartphone? Il mito della strage è diventato, per qualcuno, l’unico modo per uscire dall’anonimato.





