Sui recenti funerali religiosi negati a due massoni
Roberto Pizzi.
Il Corriere della Sera (ripreso anche da Sfogliamo.eu il 9 agosto) ha riportato la notizia che venerdì scorso sono stati negati i riti funebri religiosi sia a Bruno Battisti D’Amario, morto a Roma a 88 anni (celebre musicista, che non ha goduto, come l’”eretico” Guccini, dell’apprezzamento del cardinale Zuppi) ed a Mario Tarducci, di 73 anni, di Camporosso, borgo di Imperia. Entrambi erano massoni e a quanto sembra il motivo del diniego clericale è stato proprio quello della loro appartenenza a tale famiglia.
Gli episodi ci riportano alla mente, con il dovuto rispetto, la figura del nuovo Papa Leone XIV, già sceso in campo con l’enciclica Magnifica humanitas, con la quale ha sostenuto la necessità, nell’era digitale, di “disarmare” l’Intelligenza Artificiale, ritenuta addirittura un potenziale strumento di guerra. E tale sua considerazione può anche essere vista non certo come un apprezzamento nei confronti di questa attività creativa dell’uomo (pur da affrontare, per il suo potenziale sviluppo, con la dovuta cautela). La enciclica – illustrata ai credenti lo scorso 15 maggio – esce, per altro, nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum novarum di Leone XIII, quasi a raccoglierne l’eredità.
Di Papa Prevost (anch’esso agostiniano come lo fu papa Pecci) ci auguriamo che le somiglianze col pontefice intronato dal 1878 al 1903 non contemplino quell’accanimento che ebbe Leone XIII nei confronti della Massoneria e del pensiero liberale, proprio in questi tempi nostri che necessitano invece del concorso di tutti coloro che – indipendentemente dal loro credo politico o religioso – hanno a cuore la sorte della nostra società. Ricordiamo che negli anni di Leone XIII vi furono epiciscontri tra i difensori dello Stato nato dal Risorgimento e i sostenitori del potere temporale della Chiesa: erano gli anni cosiddetti dell’età umbertina (dal nome del re Umberto I), definiti da uno storico di vaglia come Giovanni Spadolini gli anni in cui si esaltava il valore laico e quasi giacobino della Monarchia (Le due Rome, Le Monnier, Firenze, 197). Così dicendo si sottolineava come i rapporti tra Stato e Chiesa – che all’inizio del pontificato di Leone XIII sembravano promettere la riconciliazione fra i due soggetti – registravano invece gli scontri più feroci fra laici e cattolici. Non va dimenticato che in quegli anni si consolidava l’Opera dei Congressi, strumento di punta della reazione del Cattolicesimo contro lo Stato liberale, mentre gli anticlericali assalivano all’altezza di Ponte S. Angelo il convoglio che trasferiva la salma di Pio IX dal Vaticano alla Basilica di San Lorenzo, fuori le mura, e tentavano di gettarne il cadavere nel fiume (luglio 1881). Vi fu, poi, l’edificazione della statua a Giordano Bruno in Campo dei Fiori (1889), il cui volto, con uno sguardo di sfida, era rivolto alla sede dell’ “iniquo suo carnefice”; e si istituiva la Festività del XX Settembre voluta dal ministro massone Crispi. Ed in quei tempi esplodeva in molte realtà locali la questione della sepoltura dei liberi pensatori e dei massoni. Anche a Lucca vi fu il caso eclatante, ripreso dalla stampa nazionale, di un’iniziale negazione della sepoltura nel cimitero comunale del massone Tito Strocchi (figura già trattata in questa rivista), “definito anima mazziniana e soldato garibaldino”, morto senza il viatico religioso.
Ci auguriamo, comunque, che queste attuali anacronistiche incomprensioni con la Chiesa cattolica,su un minimo di rispetto dovuto ad ogni uomo alla fine della sua esistenza, siano frutto di semplici coincidenze. Non sarebbe piacevole scomodare Carlo Marx, il quale scrisse che i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano due volte: “la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Per la verità prima di lui aveva scritto qualcosa di analogo – forse in modo più crudo – il nostro corregionale Niccolò Machiavelli nelle sue Istorie fiorentine,dicendo che : “Tutti li tempi tornano, li uomini sono sempre li medesimi”.





