Si chiamerà ponte dell’Airone la nuova struttura sul fiume Serchio
Roberto Pizzi.
Il sindaco di Lucca Mario Pardini e l’assessore alla toponomastica Moreno Bruni hanno annunciato sulla stampa che la Giunta comunale ha ratificato la decisione sancita da una sorta di referendum on line con il quale diversi cittadini hanno scelto di attribuire al nuovo ponte sul Serchio il nome di Airone. Inserito in una terna indicata da un gruppo di studenti patrocinati dalla Provincia di Lucca, esso è stato preferito agli altri due nomi di Matilde di Canossa e di don Arturo Paoli. Per una parte dell’opinione pubblica della città, per la verità, il nome più adatto per il nuovo ponte sarebbe stato quello di Giuseppe Ungaretti, alla cui poetica si è sempre associato il nome del fiume Serchio, ed in merito, non senza polemiche, si erano già espressi nella scorsa primavera autorevoli personaggi della cultura lucchese ed anche uomini politici di rilievo.
Nel merito dei tre nomi indicati dagli studenti, a nostro modesto parere, un certo grado di comprensione poteva sussistere per il nome di Don Arturo Paoli, (Lucca, 1912 –2015), presbitero della Chiesa di Lucca, piccolo fratello del Vangelo di Charles de Foucauld, al quale andava riconosciuto il coraggio profuso nel salvataggio di numerosi ebrei durante la fase del genocidio nazista che aveva interessato anche Lucca. Restava una forte perplessità, invece, per la scelta di Matilde di Canossa, che – usando le stesse parole con le quali si era criticato chi proponeva il nome di Ungaretti – ci sembrava (questa sì!) una soluzione “passatista, di retroguardia”.
Il nome di Matilde di Canossa non era proprio opportuno per varie considerazioni storiche non tenute in adeguata considerazione dagli studenti, forse non edotti al meglio da chi li guidava nel loro processo decisionale. Sarebbe bastato concentrare l’attenzione sugli studi effettuati da due grandi storici lucchesi: Augusto Mancini e Francesco Giovannini. Il primo, nel suo imprescindibile libro Storia di Lucca (1981) aveva scritto che lo stato di Lucca era sempre stato avverso a Matilde di Canossa ed alla sua dinastia: “Contrari ai Canossa parte del clero locale, in nome a della loro tradizionale autonomia che valeva anche nella elezione del vescovo”; contraria la borghesia che vedeva impedita la libertà degli scambi commerciali; contraria una parte della nobiltà laica che temeva il consolidamento della potenza dei vescovi. Mancini scriveva, inoltre, di un generale “odio lucchese contro i Canossa” dei quali, per altro, “restava il ricordo delle perverse consuetudini ereditate dal padre di Matilde”. L’altro storico Francesco Giovannini in Storia dello Stato di Lucca(2003) scriveva che la figura di Matilde di Canossa (1046-1115) – grande sostenitrice del papato durante la Lotta per le Investiture dei secoli XI-XII (celebre l’episodio di Canossa con Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, costretto a restare inginocchiato per tre giorni e tre notti proprio durante una bufera di neve) – fu esaltata in modo errato come campione della difesa dalla soggezione dallo straniero, in realtà né lei né sua madre Beatrice “furono poi quelle creature dolcissime che i loro nomi potrebbero far pensare. Dei loro tempi, tempi duri, spietati, crudeli talvolta efferati, esse avevano praticato la durezza, la spietatezza, la crudeltà, la efferatezza. Il loro giogo su Lucca fu pesante”. La città ottenne invece dall’imperatore Enrico IV la fine della soggezione al Marchesato, permettendo alla borghesia mercantile lucchese la libertà di commerciare su tutto il territorio dell’Impero, senza più subire la prepotenza e i soprusi dei feudatari.
Rimane il terzo nome per il Ponte sul Serchio, quello su cui si è decisa la questione: Airone, scelto probabilmente per ragioni bucoliche, idilliche, che aspirano ad una natura incontaminata. Forse questo nome potrebbe permettere di contenere i danni di un’operazione non molto brillante, nel suo complesso. L’airone è un uccello il cui habitat è il corso dei fiumi, come il nostro Serchio e ci piace immaginare che in conclusione della disputa si vada a premiare (anche senza averlo voluto) il ricordo di un’eroina del nostro Risorgimento lucchese alla quale pochi pensavano: Cleobulina Cotenna del Rosso (1810-1874); figlia dei patrioti Vincenzo Cotenna e Gaetana Del Rosso, che partecipò al Risorgimento nazionale. Anch’ella amava il fiume Serchio che scrutava dalla sua villa di Monte San Quirico, non lontano dal nostro Ponte, pensando a Garibaldi e a Mazzini impegnati nella difesa delle gloriosa Repubblica romana del 1849. Lo storico Augusto Mancini, sopra citato, nel suo saggio “Donne letterate e patriotte lucchesi”, pubblicato nel 1913, la descriveva come una donna di grande sentimentalismo, di esasperata irrequietezza, sempre pronta ad assistere famiglie ammalate, per soccorrere i contagiati dal colera, senza risparmiarsi, oltre che facile preda del suo estro poetico che, quando l’assaliva, le faceva passare nottate insonni.
Cleobulina fu letterata di rilievo, prolifica scrittrice di versi per lo più di soggetto patriottico, e fu definita “tirteica donna”, ossia che sapeva infiammare l’animo dei soldati, come il poeta greco Tirteo. Ebbe anche una buona cultura musicale, grazie alle cure che le dedicò il maestro Michele Puccini, padre del più conosciuto compositore Giacomo. Mangiava pochissimo, trascurando la sua persona, pronta sempre, però, a mostrare un coraggio più che virile, ai limiti dell’audacia, come nell’occasione che la vide sfidare l’ira superstiziosa della massa rurale inferocita che voleva dare fuoco alla sua casa, alla caduta del governo del Guerrazzi e che di fronte alla sua decisa calma nel fronteggiarla, rinunciò al proposito. Sembra, anche che credesse nella reincarnazione e che avesse la facoltà di presentire avvenimenti importanti. Scrive Mancini che dalla visione di un uccello di elevata grossezza e dai colori anomali, proprio un Airone che dal fiume Serchio (le cui acque scorrevano davanti alla villa di Cleobulina) era volato sul suo giardino, la donna aveva intuito che Garibaldi stava correndo grossi pericoli nelle fasi concitate della difesa della Repubblica Romana. Di profonda “ma libera” religiosità, fu sempre pronta, come tutta la sua famiglia, a prodigarsi per gli altri, spendendo buona parte del suo patrimonio, che impiegato anche per il progetto patriottico, si ridusse, alla fine della sua vita, a poca cosa. Una donna coraggiosa e generosa che partecipò personalmente alla II Guerra d’Indipendenza, ma che ben pochi insegnanti illustrano ai loro studenti, rischiando di renderli “giovani vecchi” e ignoranti delle loro radici.
Oggi, forse, grazie all’eterogenesi dei fini prodotta dalla scelta del nome Airone per il nuovo ponte sul Serchio, potrebbe essere offerta l’opportunità di compiere un’ operazione di risarcimento cherichiami, oltre al rispetto dell’ambiente e della natura, il ricordo di questa “eroina invisibile” del nostro Risorgimento.





