Salvini insiste sugli extraprofitti: “Meglio sacrificare 5 banchieri che 50 milioni di italiani”
Il vicepremier Matteo Salvini dice che per recuperare risorse per la manovra finanziaria del governo ci sono due strade: «O si fa, e noi saremo favorevoli, uno scostamento di bilancio», oppure si va «a chiedere dei soldi a quel tipo di imprese che stanno facendo margini, profitti, guadagni che non hanno precedenti nella storia della Repubblica». Tra queste, innanzitutto, le banche.
Fumo negli occhi per i forzisti. Tajani proprio ha escluso una tassa sugli extraprofitti, arrivando a dire che «extraprofitto è una parolaccia» e che «sa di Unione Sovietica». Salvini risponde: «Qua non si tratta di andare in Unione Sovietica o di far venire l’orticaria a qualcuno. Ci tengo a dare tre dati, perché i numeri sono i numeri».
Il leader leghista snocciola quindi le cifre con cui sostiene la sua proposta: «Nei primi sei mesi di questo 2026 le prime cinque banche italiane hanno superato i 15 miliardi di euro di utili». E insiste sul fatto che «una buona parte di questi utili arriva dai cittadini», tra commissioni e differenza tra gli interessi riconosciuti sui depositi e quelli chiesti sui prestiti. Di fronte al niet degli azzurri, Salvini incalza: «La contrarietà deve essere spiegata. Perché? Non ci può essere perché no. Mi si spieghi perché altri Paesi europei fanno questo intervento e mi si spieghi perché in Italia non si dovrebbe farlo».
Negli ultimi dieci anni, aggiunge, le banche «hanno chiuso 11 mila sportelli» e, secondo i dati citati dal vicepremier, si avvierebbero a terminare il 2026 con circa 50 miliardi di utili. Da qui la domanda: «Chiedere una piccola parte di questi utili garantiti dallo Stato e pagati dai cittadini con le commissioni per aiutare famiglie e imprese in difficoltà è qualcosa di utile o è qualcosa di fuori discussione? Secondo me è qualcosa di utile». E quindi l’affondo: «Preferisco chiedere un sacrificio a cinque banchieri che non a 50 milioni di italiani. E lo dico da liberale».





