Sallusti difende la stretta sulla sicurezza decisa dal governo dopo gli scontri di Milano e Torino
Il direttore Alessandro Sallusti su Libero difende la stretta sulla sicurezza decisa dal governo dopo i saccheggi di Milano, sottolineando come, secondo i sondaggi citati, due italiani su tre siano favorevoli alle nuove misure contro le bande giovanili. Un consenso che, osserva, supera i confini del centrodestra e coinvolge anche una parte dell’elettorato progressista, in contrasto con le posizioni espresse dai leader della sinistra. L’editorialista critica quelle che considera le contraddizioni dell’opposizione: da un lato, il sindaco di Milano Beppe Sala avrebbe lamentato la presenza insufficiente delle forze dell’ordine durante i disordini; dall’altro, esponenti della sinistra contestano l’invio di rinforzi e la militarizzazione delle città. Sallusti respinge inoltre l’idea che gli interventi educativi e sociali possano sostituire nell’immediato l’azione della polizia, ribadendo la necessità di garantire il rispetto delle leggi e di sanzionare i comportamenti violenti. Secondo l’autore, dietro i saccheggi potrebbe esserci un’organizzazione più articolata rispetto all’iniziativa spontanea di gruppi di giovani, anche se resta da chiarire l’eventuale presenza di mandanti. Nell’attesa di accertare le responsabilità, conclude Sallusti, la priorità deve essere fermare gli autori delle violenze. Pur riconoscendo che un decreto non possa impedire ogni episodio, ritiene che norme più severe possano scoraggiare nuovi disordini e punire chi li commette.





