Rigassificatore: il tempo del no è finito, ora Piombino tratti il proprio futuro
Pablo Cinci*
La VIA garantisca trasparenza e controlli. Le istituzioni lavorino unite per ottenere investimenti e
compensazioni adeguati.
Ci sono battaglie politiche che, a un certo punto, impongono una verifica di realtà.
Non per rinnegare le proprie convinzioni o impedire il dissenso, ma per comprendere se ripetere le stesse
posizioni sia ancora utile alla comunità.
Il rigassificatore è operativo nel porto di Piombino e contribuisce, da tre anni, al fabbisogno nazionale di gas.
Nel frattempo, la guerra in Ucraina continua, il Medio Oriente rimane attraversato da una grave instabilità e
l’Europa deve ancora diversificare le proprie fonti energetiche.
In questo scenario, il gas naturale liquefatto e i terminali di rigassificazione rappresentano uno degli
strumenti per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. Non sono l’unica risposta e non sostituiscono
la transizione verso le fonti rinnovabili, ma ignorarne la funzione significherebbe non misurarsi con la realtà.
Non va inoltre trascurato un altro dato concreto: oggi il rigassificatore rappresenta un’importante fonte di
lavoro per gli operatori portuali e alimenta attività con ricadute sull’economia dello scalo. Dietro ogni scelta
industriale e infrastrutturale vi sono occupazione, professionalità e famiglie.
Eppure, una parte del dibattito locale continua a riproporre gli stessi argomenti e la medesima richiesta alle
istituzioni: opporsi ancora e con ogni strumento disponibile.
Il dissenso è legittimo. Lo sono le osservazioni nell’ambito della Valutazione di impatto ambientale, così come
sono doverosi i controlli sulla sicurezza, sulle emissioni, sugli scarichi e sugli effetti complessivi dell’impianto.
Nessuno chiede deroghe al rigore ambientale.
Proprio la presentazione dell’istanza di VIA da parte di Snam dovrebbe però favorire un confronto meno
ideologico. Per anni l’assenza di una procedura ordinaria è stata indicata tra le principali criticità. Ora che la
procedura è stata avviata e cittadini, associazioni ed enti possono presentare osservazioni, non si può
trasformarla nell’ennesima occasione per ribadire un “no” già scritto.
La VIA è la sede nella quale studi, dati e osservazioni devono essere esaminati dagli organismi competenti.
Saranno gli enti tecnici a valutare la documentazione, richiedere eventuali integrazioni e stabilire le condizioni
necessarie per la prosecuzione dell’attività.
La domanda che Piombino dovrebbe porsi oggi è quindi un’altra: quale risultato concreto vogliamo ottenere
per la città?
Il territorio si è fatto carico di un’infrastruttura strategica per la sicurezza energetica nazionale, mentre
affrontava già le conseguenze di oltre quindici anni di crisi della grande industria siderurgica. È dunque
ragionevole e doveroso chiedere che questo contributo venga riconosciuto attraverso compensazioni
proporzionate, investimenti e interventi capaci di produrre benefici duraturi.
Questo dovrebbe essere il terreno sul quale concentrare le energie politiche e istituzionali: non una nuova
battaglia testimoniale, ma una trattativa seria con il Governo e con Snam.
Piombino deve presentarsi a quella trattativa con una posizione forte e condivisa, indicando con precisione
ciò che chiede: infrastrutture, sostegno alla riconversione industriale, risorse per lo sviluppo, garanzie
ambientali, monitoraggi rigorosi e opportunità per il lavoro e le imprese locali.L’esperienza recente dimostra che, quando le istituzioni collaborano superando le appartenenze, i risultati
possono arrivare. Lo abbiamo visto nella soluzione della crisi di Liberty Magona e nel sostegno al progetto
Metinvest-Danieli. La stessa unità di intenti deve essere costruita sulla questione del rigassificatore.
Chiediamo quindi al Comune, alla Regione, al Governo, alle forze politiche, alle organizzazioni sindacali e alle
rappresentanze economiche e sociali di lavorare insieme. Partecipare alla VIA è legittimo e utile, purché le
osservazioni siano fondate su elementi tecnici. Parallelamente, però, è necessario aprire e portare a
conclusione la partita delle compensazioni.
La politica deve saper distinguere tra testimonianza e responsabilità.
La prima consente di conservare intatta una posizione; la seconda impone di ottenere il miglior risultato
possibile nelle condizioni reali.
Piombino non ha bisogno di nuove contrapposizioni. Ha bisogno di investimenti, lavoro, infrastrutture, tutela
ambientale e prospettive di sviluppo.
Il bene del territorio non appartiene a un partito, a un comitato o a un’amministrazione. Appartiene all’intera
comunità.
*Pablo Cinci di Appello per il lavoro e lo sviluppo a Piombino





