Riflessioni e rimpianti stimolati dai Comics di Lucca
Roberto Pizzi.
Ormai i lucchesi (particolarmente gli abitanti del centro storico) devono farsene una ragione: dopo che 60 anni fa ebbe il via la prima edizione, i Comics per Lucca sono diventati un eventoperiodico inarrestabile. Quest’ anno “Comics and Games – LC&G” (questo è il titolo della manifestazione) aprirà le porte per 5 giorni da mercoledì 28 ottobre a domenica 1° novembre, con un’edizione intitolata “Legacy”, ovvero “eredità culturale, ma anche generazionale”. Questo festival, costruito e poi tramandato dal mondo che ruota intorno a queste grafiche attività artistiche – dove sono presenti forti interessi economici e commerciale – è diventato il più importante d’Europa. Stand dedicati a fumetti, gioco e videogioco, narrativa, cinema, musica e cosplay, disseminati quasi dappertutto, occuperanno la città con notevole disagio per i cittadini residenti dentro le Mura, i quali assisteranno ad una sarabanda che durerà cinque giorni. Si pensi che dentro la cerchia muraria vivono stabilmente circa 8900 abitanti, e nel frattempo, a festival ancora da iniziare, sono già stati venduti 250.000 biglietti. È verosimile stimare anche questa volta che più di 500.000 visitatori percorreranno la città.
Ci dicono che questi disagi sono inevitabili: un prezzo da pagare per il benessere economico della città.
Tuttavia non possiamo negare che alcuni rimpianti ci assalgono, forse collegati al ricordo della nostra gioventù che sfiorisce. Uno è quello che ci richiama alla memoria la figura impareggiabiledel filosofo della scienza Giulio Giorello, che spesso veniva a Lucca, essendo anche socio onorario della Croce Verde Pubblica Assistenza e che amava i fumetti. In particolare egli amava Topolino, di Walt Disney, da lui definito: “un repubblicano, nel senso di un appassionato della cosa pubblica”, sempre disposto a tagliare “rami e radici della mala pianta della tirannia”, pronto a lottare contro quel Gambadilegno, che qualcuno accosta all’attuale presidente americano, il quale a breve sarà alle prese con le elezioni di midterm.
Da tale personaggio dei fumetti Giorello aveva tratto ispirazione per il suo prezioso suo libro, dal titolo La Filosofia di Topolino (Guanda Editore, 2013). In esso scriveva che “Il Novecento secolo dei totalitarismi, ma anche delle più rivoluzionarie scoperte della scienza, dalla relatività di Einstein alla doppia elica del DNA – ha avuto il suo filosofo più provocatorio in un Topo che, per spregiudicatezza nell’ attraversare i confini delle discipline e mettere in discussione la costellazione delle certezze stabilite, non ha nulla da invidiare a Russell, Popper o Heidegger”.
Un altro nostro rimpianto è collegato al tramonto progressivo di quei personaggi dei fumetti della nostra fanciullezza, spariti dalla scena dalla penna dei disegnatori. Personaggi come Tex Willer, Blek Macigno, Capitan Miki ed altri simili (dai quali si è “quasi” imparato a leggere prima di andare alla scuola dell’obbligo) ci erano cari perché eroi che lottavano disinteressatamente contro il male. La nostra fase adolescenziale del resto era stata segnata in buona parte dal mito dell’America “buona” che ci aveva liberato dal nazifascismo e che col piano Marshall “aveva cucito tante toppe sugli abiti lisi degli italiani”. Molti di questi fumetti venivano da oltreoceano: Nembo Kid (diventato poi Superman), Mandrake (the Magician) , L’uomo mascherato (the Phantom) e Pecos Bill. Vi era poi l’ impareggiabile Topolino, di Walt Disney: amato come detto sopra anche da Giulio Giorello.
A poco a poco, però, il vento cambiava e nella genesi dell’arte del fumetto quegli eroi positivi venivano sostituiti da altre figure, spesso negative (vedi Diabolik) o torbide e malsane (Satanik, Sadik, Kriminal, ecc.). Arrivava poi nell’editoria dei Comics l’ondata giapponese, con altri personaggi strani, dal volto inespressivo, collegati alla fantascienza, distopici, che neppure la riproposizione televisiva nipponica dell’amabile Heidi (personaggio della letteratura infantile svizzera creato nel 1880 da Johanna Louise Heusser) riusciva a compensare.
Infine come riflessione finale, confessiamo il rammarico per non avere scorto nelmastodontico programma di questa edizione dei Comics lucchesi, un minimo accenno ad un importante personaggio che dovrebbe trovare spazio maggiore anche nei programmi scolastici, poiché in grado di aiutare una gioventù spesso priva di punti di riferimenti edificanti: mi riferisco a Pinocchio, il capolavoro di Carlo Lorenzini, alias Collodi, del quale proprio quest’anno ricorre il 200mo anniversario della nascita (24 novembre 1826). E di Pinocchio, illustrato magistralmente da Mazzantini, come non ricordare anche le sue proiezioni cinematografiche sia a cartoni animati, sia nel capolavoro televisivo di Comencini, negli anni Settanta.
Di Collodi, legato da radici familiari alla Lucchesia, ci sovvengono, in particolare, quellepagine del suo universale racconto, nelle quali l’omino palla di burro conduce i ragazzi al “Paese dei Balocchi”, con le conseguenze che sono ben note.
Auguriamoci, comunque, che tutti i problemi di sicurezza, di ordine pubblico, e d’igiene, siano affrontati e risolti come nel passato. In particolare speriamo di cuore che questi grandi eventi rispettino la città e che le ideologie non vengano usate come propellenti per sfruttare le incapacità di un sistema sociale inadeguato a fronteggiare fenomeni populistici (dalla scuola, alla famiglia, alla politica). Molti lucchesi ritengono che la loro città sia diventata solo un cespite da sfruttarecommercialmente e non più una categoria dello spirito. Le Mura, gli spalti, le piazze, le strade, gli edifici e il paesaggio urbano sembrano ormai privati del loro valore di eredità materiale e culturale creato da generazioni che hanno abitato Lucca, custodendola e tramandandola. Occorre vigilare perché ciò non degeneri ancora.





