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Economia

Che cosa può succedere dopo il via libera della Bce all’opas di Intesa sulla Banca Monte dei Paschi

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Il Quotidiano Nazionale commenta le ultime novità sull’opas di Intesa Sanpaolo sulla Banca Monte dei Paschi.

Sanpaolo ottiene il via libera della Bce all’Opas su Mps. Intanto, alla vigilia dell’assemblea di Siena, secondo fonti finanziarie, il gruppo Benetton voterà contro la fusione tra Mps e Mediobanca. Banco Bpm invece ha deciso di non partecipare, essendo parte in causa, così come il Mef. Benetton, presente nel capitale di Siena attraverso Edizione, si è impegnato ad aderire con il suo pacchetto dell’1,45% all’offerta di Intesa Sanpaolo e in virtù di questa scelta voterà contro il piano dell’ad Luigi Lovaglio, vale a dire la doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali più il dividendo straordinario.

Fino a ieri sera, però, non si sapeva come si sarebbe espresso Ponzano Veneto su un punto all’ordine del giorno che è fuori dalla strategia anti assedio di Lovaglio, vale a dire l’integrazione tra Mps e Mediobanca. Tale progetto, infatti, è antecedente e rappresenta la diretta conseguenza della scalata di Siena a Piazzetta Cuccia andata in porto con oltre l’86% delle adesioni. La fusione tra le due realtà è stata anche la ragione della rottura dei rapporti tra Lovaglio e Caltagirone. L’imprenditore romano ha sempre dichiarato di preferire che Mediobanca restasse autonoma e quotata. I proxy advisor, ISS e Glass Lewis, società che danno indicazioni di voto ai fondi di investimento, si sono invece espressi a favore della fusione in ragione delle sinergie che potrebbe generare. Ma anche se tutti i fondi nel capitale di Mps votassero secondo i proxy (e non è detto che accada), non sarebbe sufficiente a far passare la fusione Siena-Milano se la base del consenso non si allarga (occorrono i due terzi del capitale presente). Il punto, però, è che chi ha in mano quote rilevanti del capitale di Siena, come Delfin e Caltagirone, si sono già pronunciati a favore dell’offerta di Messina e il voto contrario alla fusione tra Mps e Mediobanca risulterebbe coerente con la posizione assunta, sebbene lo scorso anno abbiano sostenuto Lovaglio nella conquista di Piazzetta Cuccia.

Le alleanze cambiano in fretta sul tavolo del risiko bancario e ad oggi, il campo in cui si muove Lovaglio diventa così sempre più stretto. Il rischio ormai è quello di una sconfitta su tutta la linea visto che anche l’ultimo tentativo di preservare la logica industriale del suo disegno Siena-Milano si scontra contro la barriera dei numeri. Intanto, alla vigilia dell’assemblea senese, Messina fa una promessa: se andrà in porto l’opas sul Monte dei Paschi, Intesa Sanpaolo erediterà in portafoglio il 13% delle Generali e a quel punto farà in modo di rendere il Leone di Trieste “non più scalabile” e di condividere con gli altri soci, Unicredit, Delfin, Caltagirone e Benetton, l’indipendenza del colosso assicurativo con “nessuna volontà di interferire nella gestione”. Questo il ragionamento del ceo di Intesa intervenuto al Forum Moneta. Le sue parole sono state volutamente “inclusive” nei confronti degli altri azionisti di Generali, pronunciate un po’ per rafforzare il ruolo della banca come perno della “sicurezza e stabilità” del sistema finanziario e un po’ per rivendicare il disinteresse personale per giochi di “potere e poltrone”. Potrebbe essere la grande pacificazione del risiko bancario, da tanti auspicata, dopo due anni di battaglie, alleanze, congiure di palazzo, scenario che Messina stesso aveva deprecato definendolo “Farwest”. Una convivenza allargata e senza scossoni nell’azionariato potrebbe prendere il posto dell’aspra lotta per la conquista del comando del Leone di Trieste. La strada per la pace, però, non è mai del tutto lineare. E l’esito complessivo dell’assemblea dirà se quest’obiettivo si avvicina.

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