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Quel terremoto di dieci anni fa che sconvolse l’Italia e il Paese mostrò la sua parte migliore

Stefano Bisi.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricorda quella terribile notte del 24 agosto di dieci anni fa, quando il violento terremoto che ebbe epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell’Appennino centrale, colpì numerosi comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, a cui seguirono ulteriori scosse fino agli inizi del 2017. “Con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40mila sfollati, quel terremoto– delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo – costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro territorio” dice Mattarella.

“I volontari accorsi da tutta Italia – prosegue il presidente – , il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione. Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza”.

Ricordo bene quelle ore e quei giorni, e il moto di solidarietà del Grande Oriente d’Italia. La giunta pensò a che cosa si poteva fare per aiutare le popolazioni e la scelta cadde sull’aiuto per i più giovani, ascoltando le richieste delle istituzioni locali. Venne deciso di assegnare borse di studio a chi aveva conseguito la maturità con il massimo dei voti, studiando tra una scossa e l’altra. La premiazione avvenne nella sala della filodrammatica di Macerata. Tanti ragazzi, i loro genitori e soprattutto molti sorrisi che rimangono impressi nella mente.

E poi Norcia. Nel campo di calcio della squadra locale, dotato di impianto di illuminazione, era stata allestita la struttura della protezione civile. I ragazzi non potevano più giocare su quel campo, ma potevano farlo in un terreno di gioco lì vicino, in un parco naturale sotto stretto vincolo paesaggistico, ma non c’era l’impianto di illuminazione. In autunno inoltrato e inverno a Norcia fa buio presto. Ci voleva la luce e grazie alla professionalità e alla passione di due eccellenti professionisti, l’architetto Marco Vignoni e l’ingegnere Francesco Montagnani, si realizza in pochi mesi un complesso impianto di illuminazione che sarà inaugurato pochi mesi dopo dalla presidente della Regione Umbria di quel tempo Catiuscia Marini e dal campione del mondo del 2006 Marco Materazzi. Un’emozione forte che si ripete a fine dicembre del 2017 quando nella cassetta della posta trovo una cartolina. Sembra la pubblicità di una scuola calcio, perché c’è la foto di una squadra di bambini con la maglia biancorossa a strisce verticali. Sto quasi per gettarla nel cestino, ma guardo il retro e leggo: “Siamo i Primi della scuola di calcio a ritrovarci! Nessun mostro ci potrà disunire perché quando tramonta il sole si accendono poi le stelle”. Era il grazie dei pulcini di Norcia. Oggi avranno 18-20 anni. Mi sono tornati in mente e sono io che li ringrazio per quella cartolina che mi è rimasta appiccicata nella mente.

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