Lovaglio parte per un roadshow internazionale per presentare agli investitori la doppia ops su Banco Bpm e Banca Generali
L’Amministratore Delegato di Banca Mps Luigi Lovaglio sta preparando un roadshow internazionale a settembre per presentare agli investitori il progetto della doppia Ops su Banco BPM e Banca Generali, operazione interamente in azioni dal valore complessivo di circa 34 miliardi di euro, di cui 25,3 miliardi per Piazza Meda e 8,7 miliardi per Banca Generali. Lo scrive Il Giornale d’Italia.
Tra i passaggi centrali è previsto, nella settimana del 28 settembre, un incontro con Gavalda, CEO di Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con il 29,3%, per discutere dell’offerta sull’istituto guidato da Giuseppe Castagna.
Il roadshow avrà l’obiettivo di illustrare il razionale finanziario e industriale delle due operazioni e raccogliere il consenso degli azionisti in vista dell’assemblea straordinaria di Mps del 29 ottobre. A seguito dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps, Rocca Salimbeni è infatti soggetta alla passivity rule: per procedere con le offerte sarà necessario ottenere il voto favorevole di almeno due terzi dei voti rappresentati in assemblea, pari al 66,7%.
Secondo quanto anticipato da Il Giornale d’Italia, Lovaglio avrebbe già il sostegno di azionisti rappresentativi di circa il 35% del capitale di Mps: qualora in assemblea fosse rappresentato circa il 70% del capitale, tale quota corrisponderebbe già al 50% dei voti presenti, mentre per raggiungere la soglia dei due terzi sarebbe necessario raccogliere ulteriori consensi.
Per Lovaglio si tratta di una strategia già utilizzata in due passaggi recenti. In occasione dell’Ops su Mediobanca, l’Ad aveva incontrato i principali investitori per raccogliere consensi sull’offerta e sull’integrazione tra i due gruppi. Un confronto con i fondi era stato programmato anche dopo la presentazione del nuovo piano Mps-Mediobanca nel febbraio 2026, ma gli incontri furono cancellati dopo la decisione del Cda di non indicare Lovaglio per un nuovo mandato; successivamente il manager avviò nuove interlocuzioni con gli azionisti e si presentò attraverso la lista PLT, che nell’assemblea del 15 aprile ottenne circa il 49,95% dei voti rappresentati, consentendogli di essere riconfermato alla guida di Mps.
Tra gli interlocutori a cui si rivolgerà l’Ad figura BlackRock, titolare di circa il 4,66% di Mps. Lovaglio dovrebbe confrontarsi con Larry Fink, numero uno del fondo, con un possibile primo incontro già in occasione del Forum Ambrosetti di inizio settembre oppure successivamente negli Stati Uniti. Il calendario del roadshow comprende inoltre la Barclays Global Financial Services Conference di New York, dal 14 al 16 settembre, e la Bank of America Annual Financials CEO Conference di Londra del 23 settembre.
Parallelamente resta aperto il confronto con Crédit Agricole, che con il 29,3% è il primo azionista di Banco BPM e che, secondo quanto emerso negli ultimi giorni, manterrebbe una posizione contraria all’operazione proposta da Mps. Nel Cda di Banco BPM, composto da 15 consiglieri, i quattro amministratori espressione del gruppo francese – Domenico Giovanni Siniscalco, Frédéric Marie de Courtois d’Arcollières, Rossella Leidi e Alessio Foletti – potrebbero votare contro oppure astenersi sulla proposta, mentre il board dovrebbe comunque affidare all’Ad Giuseppe Castagna il mandato per approfondire l’operazione e i relativi aspetti di governance.
È in questo quadro che si inserisce l’incontro tra Lovaglio e Gavalda previsto nella settimana del 28 settembre. Il confronto potrebbe riguardare non soltanto la posizione di Crédit Agricole sull’Ops, ma anche il possibile assetto del gruppo risultante dall’aggregazione e il ruolo che il socio francese potrebbe assumere al suo interno.
Sul dossier resta inoltre centrale la posizione del Governo, che guarderebbe con favore alla possibile integrazione tra Mps e Banco BPM anche in un’ottica difensiva rispetto alla crescita di Crédit Agricole nel sistema bancario italiano. Il gruppo francese, salito fino al 29,3% di Piazza Meda, è ormai a ridosso della soglia del 30% che farebbe scattare l’obbligo di Opa e rappresenta quindi uno degli elementi centrali negli equilibri futuri di Banco BPM. La costruzione di un nuovo polo intorno a Mps e Piazza Meda consentirebbe, in questa prospettiva, di mantenere il baricentro e la governance del gruppo in Italia, evitando che il peso crescente del primo azionista francese possa tradursi in un controllo dell’istituto.
Nell’ambito di una più ampia interlocuzione con Crédit Agricole, tra le ipotesi emerse negli ultimi giorni ci sarebbe anche la possibilità che il Governo possa riconoscere al gruppo francese un ruolo nella partita relativa alla Banca del Mezzogiorno. L’ipotesi potrebbe rappresentare uno degli elementi di una possibile mediazione con Parigi e contribuire alla ricerca di un’intesa sull’Ops di Mps su Banco BPM.
In caso di adesione all’offerta con l’intera partecipazione detenuta in Piazza Meda, infatti, Crédit Agricole non uscirebbe dalla partita italiana, ma diventerebbe uno dei principali azionisti del nuovo gruppo, con una quota indicativa di circa l’11%.
Il progetto presentato da Mps punta alla costituzione di un gruppo con una capitalizzazione di mercato pro forma indicata in circa 80 miliardi di euro, circa 466 miliardi di euro di attivi, 245 miliardi di euro di impieghi e 315 miliardi di euro di raccolta diretta. Le masse complessive arriverebbero a circa 810 miliardi di euro, con una rete di circa 2.700 filiali e oltre 4.500 private banker e consulenti finanziari.
Sul fronte industriale, l’operazione prevede il rafforzamento delle attività di wealth management e private banking, con l’integrazione delle strutture già presenti nel perimetro Mps-Mediobanca, tra cui Widiba e Mediobanca Premier, con Banca Generali e le attività di Banco BPM. L’integrazione con Piazza Meda consentirebbe inoltre di ampliare la presenza territoriale del gruppo, con particolare attenzione al Mezzogiorno.
Mps indica inoltre un obiettivo di ROTE superiore al 19% nel 2029 e un CET1 fully loaded superiore al 13%, mentre le sinergie complessive attese dall’operazione sono indicate in circa 3 miliardi di euro.
Alla doppia Ops si accompagna inoltre una distribuzione straordinaria da circa 4 miliardi di euro agli azionisti di Mps, pari a 1,208 euro per azione. Di questi, circa 1 miliardo di euro sarà distribuito in contanti, pari a 0,302 euro per azione, mentre circa 3 miliardi di euro saranno corrisposti attraverso azioni Generali, pari a 0,906 euro per azione Mps. La distribuzione riguarderà circa 70 milioni di azioni Generali, corrispondenti a circa il 4,5% del capitale del Leone di Trieste, riducendo la partecipazione detenuta da Mps dal 13,32% a circa l’8,8%.
Al fianco di Mps nell’operazione lavorano gli advisor UBS, Bank of America, KBW e Vitale.


