Nencini: “Firenze finalmente si è desta su Oriana Fallaci”
“La storia la cambiano persone come lei, i legni storti”. Riccardo Nencini (nella foto), socialista e politico di lungo corso, fu tra gli amici più intimi di Oriana Fallaci. Per testimoniare il legame forte, verace (com’era lei) e insieme gentile, e preservarne la memoria, l’ex senatore le ha dedicato negli anni diverse opere biografiche. Parliamo con lui della ’riscoperta’ fiorentina della Fallaci a vent’anni dalla morte.
Nencini, Firenze sembra essersi destata. E’ stato superato quello che per anni è stato una sorta di – non chiamiamolo proprio ostracismo – distacco?
“Beh, io credo che la storia la cambino le figure atipiche, chi è fuori dal coro. Dario Fo fu un repubblichino, ma qualcuno mette in discussione la sua opera? Günter Grass faceva parte delle SS? E allora dovremmo dimenticare il suo capolavoro ’Il tamburo di latta’? Oriana che ha peccato meno di loro…”.
Beh, mi permetto. Molto meno… Ha peccato in qualcosa?
“Esagerò secondo me nel considerare il mondo islamico come un ceppo unico. Oggi per esempio in Marocco una donna ha molti più diritti di una donna in Arabia Saudita. Però capì perfettamente che una teocrazia è molto peggio di una democrazia”.
Sull’Europa aveva visto giusto?
“Diciamo che da un lato non si è realizzato quello che lei profettizzò, la trasformazione dell’Europa in Eurabia. Ma su un punto aveva pienamente ragione”.
Quale?
“Quando disse che l’Europa aveva la pancia piena e avrebbe perso i suoi valori fondanti. Una riflessione di 23 anni fa: aveva toccato le corde giuste”.
Molti reagirono male.
“Fu attaccata violentemente. Andreotti mi scrisse una lettera dicendo che Oriana aveva torto. Oggi le avrebbe dato ragione”.
Ha avuto più ragioni Oriana Fallaci di Tiziano Terzani con il quale si scontrò nell’ultima fase della sua vita?
“Non più di lui. Lei ha avuto ragione e lui torto. Una volta mi disse ’Io, Riccardo, ci sono stata in Cambogia e ho visto le pile di morti, le stragi di Pol Pot. Anche Terzani è stato là ma dice cose diverse dalle mie’”.
Torniamo alla Fallaci fiorentina. Sembra, dicevamo, ’sdoganata’, però non più tardi di qualche mese fa quando la sindaca Funaro lanciò il sondaggio, tutto al femminile, per scegliare il nome del nuovo ponte di Bellariva, poi intitolato alle sorelline Nencioni, il nome di Fallaci non comparve…
“Io credo che Funaro stupirà tutti. Il fatto che si sia fatta carico in prima persona della riqualificazione dello spazio dedicato a Oriana significa molto. Tra l’altro quel luogo ha un grande significato che in pochi conoscono”.
Racconti.
“Fu proprio lì che, dopo la Liberazione di Firenze, il generale Alexander conferì alla Fallaci il diploma di staffetta partigiana, nome di battaglia Emilia. Era il 7 settembre del 1944. La città era appena stata liberata”.
Torniamo all’inizio degli anni 2000, tempi di Social forum. La figura della Fallaci era particolarmente invisa alla sinistra di piazza, quella antagonista. Perché la sinistra istituzionale si accodò?
“Bisognerebbe chiederlo a loro. Io ricordo solo cosa successe a me da presidente del Consiglio regionale della Toscana quando volli conferirle la mesaglia d’oro”.
Cosa le successe?
“Chiese le mie dimissioni.Per primo Beppe Grillo, poi Alfonso Pecoraro Scanio, allora leader dei Verdi. E anche un famoso leader islamico in Italia”.
Oggi con la presa di posizione di Funaro le cose possono davvero cambiare?
“Dopo più di vent’anni la cronaca diventa storia. E, ripeto, mi piace molto la posizione della sindaca di Firenze”.
La destra spesso si è impossessata della figura della Fallaci?
“Per carità. Prenda Vannacci: Dio, patria e famiglia. Niente di più lontano dal pensiero di Oriana che era femminista, divorziata e favorevole all’aborto”.
Come viveva Oriana l’ostracismo di Firenze?
“Male, ne soffriva. Non si sentiva riconosciuta dalla sua città. Una volta mi lesse un breve scritto. Era un attacco alla ’Firenzina’ che si era arresa alla rendita. Io le dissi: “Ti attaccheranno“. E lei mi rispose: “Non l’ho scritto io, ma Terzani“. Loro venivano da una Firenze popolare, orgogliosa. Questa era una cosa che li accomunava”.
Se oggi la Fallaci passeggiasse per Firenze?
“Resterebbe colpita dalla valanga di turisti che si fanno i selfie in ciabatte senza neanche guardare dove sono”.


