Quel biglietto ritrovato che riapre il dibattito sulle indagini del 2016
Ariel Piccini Warschauer.
C’è un foglio di carta, poche righe vergate a mano su carta intestata, che rischia di scuotere le fondamenta di uno dei casi di cronaca nera più mediatici d’Italia: l’omicidio di Chiara Poggi. Non si tratta di una nuova prova del delitto, ma di un tassello che porta l’attenzione lontano da Garlasco, dritto nei corridoi del potere e delle influenze milanesi e pavesi. Quello che gli atti definiscono come il «misterioso appunto» legherebbe l’archiviazione lampo di Andrea Sempio, avvenuta nel 2016, a un sistema di favori e dossieraggio oggi al centro di un’inchiesta parallela.
Il post-it della discordia
Al centro della nuova informativa dei Carabinieri di Pavia finisce un appunto trovato durante una perquisizione a carico di Mario Venditti, ex magistrato oggi indagato per corruzione. Il documento, scritto su carta logata Rcs Spa, conterrebbe correzioni e suggerimenti poi puntualmente recepiti nella richiesta di proscioglimento per Sempio, presentata all’epoca dall’allora aggiunto Stefano Civardi e dalla pm Giulia Pezzino.
La domanda che oggi gli inquirenti si pongono è semplice quanto inquietante: chi ha scritto quelle righe? E perché un documento riguardante un’indagine per omicidio si trovava nelle mani di soggetti estranei al procedimento, legati a quella che viene definita la «cricca di Pavia»?
L’anomalia investigativa
Secondo quanto ricostruito, l’attenzione si starebbe concentrando su un presunto «ostruzionismo» istituzionale. La famiglia Poggi, difesa dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, appare pronta a depositare un esposto. Il sospetto dei legali è che ci sia stata una «regia» volta a intralciare la nuova indagine del 2025, proteggendo Sempio per evitare di rimettere in discussione la colpevolezza di Alberto Stasi, già condannato in via definitiva.
Il dossier parla di una «squadretta» di servitori dello Stato che avrebbe operato per scagionare Sempio in tempi record. Un’attività che si intreccia con i filoni dell’inchiesta «Clean», che ha già svelato intrecci tra magistrati, imprenditori e forze dell’ordine nel pavese.
Il giallo dei tabulati
Un altro punto oscuro riguarda dei file (screenshot e tabulati telefonici del 2007) relativi a Sempio, che erano stati acquisiti dalla società Skp per conto della difesa di Stasi. Tre giorni dopo la riapertura del caso nel 2016, quegli stessi file sarebbero stati trovati nel telefono di Maurizio Pappalardo, ex comandante del Nucleo Informativo, già condannato per corruzione. «Non so chi sia Sempio, non ne riconosco la grafia né il logo», avrebbe dichiarato Pappalardo lo scorso febbraio. Eppure, quell’appunto scritto a mano rimane lì, a testimoniare un passaggio di informazioni che, secondo la Procura di Brescia, non avrebbe dovuto esistere.
Mentre il DNA e il «cambio di passo» investigativo promettevano di mettere la parola fine sul caso Garlasco, questo nuovo capitolo sposta l’asse verso la degradazione dei rapporti tra istituzioni, lasciando ancora una volta i Poggi in attesa di una verità che sembra sfuggire tra le pieghe di una burocrazia infedele.





