Prove di disgelo tra il papa e l’amministrazione americana ma la strada è lunga e in salita
| La Repubblica commenta l’incontro tra papa Prevost e Marco Rubio. “Benvenuto”. “È quasi un anno che non ci vediamo”. “…Sono circa dieci giorni di meno…”. Due ore e mezza nel palazzo apostolico: dai 45 minuti di faccia a faccia con il Papa – con la precisazione in accoglienza di Leone – al colloquio con l’omologo vaticano, il cardinale Parolin. La missione di Marco Rubio in Italia – nel bel mezzo della guerra mediorientale ancora in fase di stallo e dopo l’ennesimo attacco di Trump a Prevost, con relativa replica – ha assunto grande rilevanza diplomatica: smussare gli angoli, abbassare i toni, ricucire, trovare punti di contatto il vero obiettivo. Anzitutto con il pontefice americano. E poi – domani – con il governo di Roma, messo ai margini dalla Casa Bianca e tacciato apertamente di disinteresse – come il resto dei paesi europei – rispetto alle politiche neo-belliciste degli Usa. Insomma, una prova importante per il segretario di Stato che finora proprio rispetto alla guerra all’Iran e alle trattative si era tenuto prudenzialmente ai margini, lasciando la ribalta a Trump e al suo vice, Vance, che potrebbe essere suo rivale alle prossime presidenziali. Il quasi 55enne segretario di Stato, cattolico, a Roma con la moglie Jeanette, di origine colombiana, ha fatto trapelare ottimismo sull’esito dei colloqui. Una fonte del dipartimento ha precisato che l’incontro è stato “amichevole e costruttivo”. Successivamente, il portavoce ha sottolineato “l’impegno comune” di Santa Sede e governo americano “a favore della promozione della pace e della promozione di pace e dignità umana”. Sulla stessa lunghezza d’onda il commento ufficiale della Santa Sede per un colloquio definito “cordiale” da monsignor Gallagher. Il Vaticano ha parlato di “scambio di vedute sulla situazione regionale e internazionale, con particolare attenzione ai Paesi segnati dalla guerra, da tensioni politiche e da difficili situazioni umanitarie, nonché sulla necessità di lavorare instancabilmente in favore della pace”. Il focus quindi non solo su Iran e Libano, ma anche su Africa – dove è stato di recente Leone nel suo primo viaggio apostolico – e in particolare su Cuba, dove si teme una replica dello scenario venezuelano. Sul fronte dei rapporti Usa-Vaticano, invece, un generico “rinnovato impegno per buone relazioni”. Certamente le ultime uscite di Trump sul Papa e lo sviluppo nucleare di Teheran non hanno agevolato il compito del capo della diplomazia di Washington. Tutt’altro. C’è da credere che, nel rispetto delle posizioni assunte, la ricerca di un dialogo non sia venuta meno, a prescindere dalle incontrollabili asperità verbali del tycoon. Ma la via resta stretta e le posizioni di principio ancora inconciliabili. |





