Non è una visita che può cambiare il quadro politico internazionale e le alleanze storiche
Non può essere «una visita» o «una dichiarazione o intervista» a cambiare radicalmente il quadro politico internazionale e tantomeno le alleanze storiche. Per questo Antonio Tajani — ministro degli Esteri e leader di Forza Italia intervistato da Paola Di Caro sul Corriere della Sera — il giorno dopo l’incontro con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, e nelle ore in cui Donald Trump è tornato a dirsi deluso dall’atteggiamento dell’Italia e a non escludere un ritiro dei militari Usa dalle nostre basi, non esulta e non drammatizza. «L’alleanza è solida ed è con gli Usa, non con Trump, o con Obama, o con Biden. E resta, per un semplice motivo». Quale? «Perché l’Europa e l’Italia hanno bisogno dell’America, ma anche l’America ha bisogno dell’Europa e dell’Italia. Non gioverebbe a nessuno indebolire un continente come il nostro e un Paese come il nostro, che sono strategicamente ed economicamente essenziali, anche per la sicurezza dell’intero Occidente». Trump vi tiene appesi ad un «vedremo», continua ad attaccare l’Italia che non li avrebbe aiutati sull’Iran non concedendo le basi, quando loro — dice — hanno fatto tutto per noi. «Voglio essere molto chiaro. Non è vero che l’Italia “non ha fatto nulla”. L’Italia è il Paese che dà il maggiore contributo alle operazioni di pace internazionali, sia con l’Onu che con la Nato. Cito in particolare il Libano, dove non solo siamo impegnati nella missione Unifil, ma siamo pronti a fare anche di più, offrendo formazione militare al governo per limitare Hezbollah, anche mettendo a disposizione la nostra Guardia di Finanza per contrastare i flussi illeciti che vanno ad alimentare narcotraffico, traffico di armi e finanziamenti ai terroristi in quell’area cruciale. Non ci siamo mai tirati indietro, dall’Iraq all’Afghanistan: sono morti nostri militari per difendere pace e libertà. Non può essere sostenuto da nessuno che l’Italia fa poco». Lo ha detto a Rubio? «Ne abbiamo parlato a lungo. Siamo alleati, lo resteremo, ma non possiamo essere d’accordo su tutto. Ci teniamo all’alleanza ma anche, esattamente come gli Usa, ai nostri interessi nazionali». Il Libano è uno di questi? «Roma appoggia con forza il negoziato che gli Stati Uniti hanno avviato direttamente fra Israele e Libano. La tregua è cruciale, è decisiva, ma dobbiamo arrivare a un vero processo di pace che garantisca la effettiva sovranità del governo libanese e la sicurezza di Israele dagli attacchi di Hezbollah contro la popolazione civile. Il tema per le istituzioni libanesi è il disarmo di Hezbollah. E noi ci saremo». Invece su Hormuz? Gli Usa hanno chiesto di più. Noi quanto siamo disposti a concedere in termini di impegno militare? «I dragamine italiani potrebbero essere inviati a Hormuz per contribuire a garantire la libertà di movimento alle navi di tutto il mondo. È necessaria una tregua consolidata e un quadro di intese internazionali. Non vogliamo certo entrare in guerra, ma faremo tutto il necessario per garantire il rispetto del diritto internazionale dei mari. Ne va anche della nostra sicurezza nazionale, e del benessere di cittadini e imprese italiane». Gli Usa lo hanno capito? «Penso proprio di sì. I rapporti sono continui, e noi abbiamo bisogno di loro come loro di noi. Sull’Iran non siamo stati coinvolti, nemmeno avvertiti. Anche noi condividiamo l’obiettivo di pacificare la regione, auspichiamo un dialogo che porti alla pace. Non è in contraddizione».





