Primarie del centrosinistra, frenano i governatori Decaro e Giani
Primarie sì primarie no, prima o poi il centrosinistra ce lo farà sapere. Intanto La Repubblica chiede ai presidenti di Regione. Antonio Decaro, il governatore della Puglia, le primarie le vuole ma per scegliere i parlamentari, «perché altrimenti continueremo ad avere parlamentari che non hanno alcun legame con il territorio». Sul fatto di farle per il candidato premier è freddo. «Le primarie sono nel dna del Partito democratico, del centrosinistra, le abbiamo utilizzate spesso. In questo caso, però io credo sia importante che ci sia un programma, una proposta da fare al Paese. Poi, sulla base del programma, bisogna scegliere chi sarà il leader. Il leader se lo scegliamo attraverso un percorso di condivisione è meglio perché le primarie lasciano sempre un po’ di fratture».
I governatori sono una risorsa nel caso che Pd e M5S non riuscissero a mettersi d’accordo sul candidato per palazzo Chigi? «Io devo fare il presidente della Regione Puglia. Mi è capitato – risponde Decaro da Ceglie Messapica – anche altre volte di lasciare incarichi prestigiosi per dedicarmi alla mia terra. Poi, gli amministratori possono dare una mano. Insieme a Michele de Pascale, Roberto Fico, possiamo dare una mano a scrivere il programma sul tema delle aree idonee per le energie rinnovabili, possono aiutarci i sindaci».
Anche Roberto Fico, il presidente della Regione Campania, interviene nel dibattito che agita il centrosinistra. «Penso che le primarie partecipate possano essere uno strumento di costruzione, che si inserisce nel percorso più ampio che la coalizione sta facendo anche su temi e contenuti. Credo sia molto importante raccontare la nostra proposta per l’Italia e chiudere un programma condiviso: ci sono già tanti tasselli, dal salario minimo alla lotta alle diseguaglianze, sanità e istruzione. E lo stiamo già facendo sui territori».
Per il presidente toscano Eugenio Giani «le primarie vanno fatte solo se saremo costretti dalla legge elettorale a mettere il nome del candidato premier sulle schede. Se non cambia la legge è persino irriguardoso nei confronti del presidente della Repubblica immaginarsi un sistema in cui scegliamo ai gazebo il presidente del Consiglio dal momento che quella è una sua prerogativa costituzionale. Aggiungo – osserva – che riempirci l’estate con questo dibattito sulle primarie significa perdere l’occasione di parlare con la gente di sanità, scuola, lavoro, economia. Insomma almeno in questa fase non sono un tifoso delle primarie» confessa. E il campo largo chi lo rappresenta? Il 18 enne o il partigiano? «Una coalizione».


