Per Sallusti è sbagliato rompere i rapporti con l’Egitto per il caso Regeni
Il direttore Alessandro Sallusti su Libero scrive sul caso Regeni. Prendiamo atto con soddisfazione della condanna dei tre agenti egiziani responsabili del rapimento di Giulio Regeni e ci auguriamo che la cosa non finisca lì, che la giustizia riesca a colpire anche mandanti ed esecutori delle mortali torture inflitte al ricercatore italiano. Detto che i genitori del ragazzo hanno tutto il diritto di chiedere qualsiasi cosa senza dover essere giudicati, tantomeno da me, stupisce però la fuga in avanti della sinistra politica e culturale che invoca addirittura la rottura di qualsiasi rapporto con l’Egitto di Al Sisi, formalmente una repubblica semipresidenziale ma di fatto una autarchia che potrebbe rientrare nella teorica lista dei cosiddetti “stati canaglia”. Bene, se dovessimo applicare alla lettera la questione di principio posta dal caso Regeni dovremmo rompere le relazioni con decine di Paesi, cosa nobile ma inutile quanto controproducente in base al principio detto di Realpolitik in uso, con successo, da un paio di secoli. In pratica si tratta di adottare una politica basata sul pragmatismo e sul realismo che antepone gli interessi nazionali ai principi etici, morali e ideologici. Il problema non è quindi quanto sia mascalzone al Sisi (certamente lo è e pure tanto) ma quanto sia utile inimicarsi il più importante, grande e stabile paese dell’area mediterranea oggi nostro partner sia nell’approvvigionamento energetico che nel contenimento dei flussi migratori e pure nella lotta all’estremismo islamico. Ovvio che la risposta sia: sarebbe una follia. Non si può dire apertamente ma le cose stanno esattamente così echi governa bene fa a tenerne conto.





